L’Italia non è sola nella battaglia contro i profitti record delle multinazionali dell’energia. In una mossa coordinata, i Ministri dell’Economia di Italia, Germania, Spagna, Portogallo e Austria hanno inviato una lettera ufficiale alla Commissione Europea chiedendo l’introduzione di una tassa sugli extraprofitti a livello comunitario.
L’obiettivo dei cinque Paesi è chiaro: recuperare risorse straordinarie per proteggere famiglie e imprese dai rincari causati dalla guerra in Iran e dalle tensioni nello Stretto di Hormuz. La Commissione UE ha confermato la ricezione del documento: “Lo stiamo esaminando e risponderemo a tempo debito”, ha dichiarato un portavoce, ricordando come l’esperienza del 2022 (il contributo temporaneo di solidarietà) fungerà da base per la nuova misura.
I DUBBI DI BRUXELLES: “RISORSE NON IMMEDIATE” Nonostante l’apertura politica, da fonti interne alla Commissione filtra cautela. Il timore tecnico è che una tassa sugli extraprofitti, per sua natura complessa da calcolare e soggetta a ricorsi legali, non garantisca la disponibilità rapida di fondi necessaria per coprire le spese urgenti della crisi attuale. Il rischio è che i soldi arrivino nelle casse degli Stati membri quando l’emergenza sarà già finita o peggiorata.
LO SCONTRO POLITICO E INDUSTRIALE: TRA “CULTURA LIBERALE” E “SCONCERTO”
In Italia, l’iniziativa ha acceso un dibattito serrato tra le forze di maggioranza e il settore produttivo:
- Forza Italia (Stefania Craxi): Il partito azzurro dà il via libera all’iniziativa ma pone paletti rigidi. “Non deve essere una misura punitiva o l’ennesima tassa sulle imprese”, avverte Craxi, sottolineando il rischio di creare incertezze applicative che potrebbero bloccare gli investimenti e la fiducia nel mercato.
- L’allarme di UNEM (Unione Energie per la Mobilità): L’associazione che rappresenta le aziende petrolifere esprime “sorpresa e sconcerto”. Secondo UNEM, il settore è già schiacciato tra costi logistici altissimi e materie prime alle stelle. Nuovi prelievi straordinari, oltre all’aumento dell’IRAP già previsto dal “Decreto Bollette”, metterebbero a rischio la sicurezza degli approvvigionamenti e gli investimenti per la transizione ecologica.