Tim, archiviato un primo trimestre ‘solido’ come lo definiscono gli analisti, mette mano al nodo esuberi annunciando la Cassa integrazione straordinaria per 29mila che lascera’ comunque, dopo un anno, 4.500 esuberi da gestire. Nonostante questo scoglio e la multa per il golden power (per la quale Tim fara’ ricorso ed il manager e’ fiducioso “di vincere quella battaglia”) l’implementazione del piano va avanti. “Abbiamo gia’ raggiunto il 27% degli obiettivi operativi e finanziari della nostra agenda di trasformazione per il 2018” nel primo trimestre ha detto l’ad Amos Genish. “Avremo numeri piu’ interessanti mano a mano che ci addentriamo nel secondo semestre e all’inizio del 2019 – ha aggiunto -. Ma i messaggi che dobbiamo portare a casa ora sono i consistenti risultati del primo trimestre 2018 e la trasformazione che sostiene gli obiettivi del piano”.
Non vuole piu’ ripetersi sul sostegno del cda al management al piano: “E’ chiaro, e’ cosi’ e mi sento molto sicuro di andare avanti con quello che dobbiamo fare”. In cda nessun conflitto d’interessi, “in nessuna direzione – ribadisce Genish – E il presidente (risponde a chi gli fa notare che Fulvio Conti era stato ceo di Enel, azionista di Open Fiber, ndr) ha qualifiche elevatissime, non ho dubbi sui suoi interessi: vuole creare valore per Tim e solo per Tim. Lo scenario e’ molto piu’ semplice di quanto si possa credere”. Eppure al socio di maggioranza Vivendi sembra non bastare. Da Parigi dopo aver approvato i conti con ricavi in crescita (a parita’ di perimetro e di cambi) del 3,3% a 3,1 miliardi si dice “preoccupata” dalla nuova governance e agita lo spettro di una nuova assemblea ‘ribaltone’, forte del suo 23,9% del capitale: “il rischio di smantellamento e di una governance che non tenga conto degli interessi degli azionisti, puo’ indurre Vivendi a considerare, come consentito dalla legge, di richiedere la convocazione di un’Assemblea per proporre la riorganizzazione del Consiglio di amministrazione”.
Tornando al tema dell’occupazione, dopo 6 mesi di trattative altalenanti con i sindacati l’azienda forza la mano e presenta al Ministero del lavoro la richiesta di Cassa integrazione guadagni straordinaria per 29.736 lavoratori su una ‘popolazione’ di 44.172 dipendenti. Due anni di contratti di solidarieta’ e prepensionamenti non sono bastati e al termine dei 12 mesi, secondo il piano di riorganizzazione dell’azienda, resteranno comunque 4.500 esuberi potenziali che solo in parte potranno essere gestiti usando gli ammortizzatori come il prepensionamento e l’articolo 4 della legge Fornero. Per semplificare, davanti alla comunita’ finanziaria internazionale Genish stima 2.800 ‘full time equivalent’ e il direttore finanziario Piergiorgio Peluso stima “un contributo di 100 milioni sull’intero anno”. Slc Cgil, Fistel Cisl e Uilcom Uil “respingono in maniera netta questa scelta” e chiedono di “riaprire un confronto che riconsegni un clima di ordinarieta’ delle relazioni sindacali”. “Modalita’ unilaterali non risolvono i problemi ed alimentano lacerazioni e conflitto” scrivono in una nota le tre sigle criticando le “strategie che antepongono alla prospettiva industriale dell’azienda l’utilizzo improprio di strumenti per esclusive finalita’ di risparmio nel brevissimo periodo”. Ma l’ad di Tim sottolinea la mancanza di collaborazione dei sindacati che ha “costretto” l’azienda a mettere in campo la cassa integrazione: “Rendere l’azienda unica responsabile e’ chiedere troppo” ha detto parlando agli analisti. Il consolidamento e’ un altro tema che preme al mercato: Tim Brasile “non e’ in vendita” mentre Sparkle potrebbe anche esserlo, risponde Genish, “anche se la vicenda del golden power mostra come possa essere piu’ complesso di quanto non avevamo immaginato”. Per quanto riguarda la Rete ribadisce che dopo la creazione di una Netco “potremo in futuro considerare anche l’Ipo ma non vogliamo perdere il controllo o deconsolidare l’asset”.