Oltre 40 pagine di documento, e nella seconda la firma dei due leader con tutti i dati anagrafici del caso. E’ il contratto di governo M5S-Lega, chiuso al tavolo tecnico dopo una settimana di lavori serratissimi. Entrano una serie di punti, moltissimi, che non erano inizialmente previsti e che sono entrati nel corso della fitta trattativa. Tra questi, anche un capitolo sui vaccini. Fino a ieri sul tavolo c’era la bozza che non prevedeva un capitolo ad hoc sui vaccini ma solo un passaggio nel capitolo sanità ‘da rivedere’, infatti evidenziato in giallo. Fonti qualificati spiegano invece che adesso, sul contratto, c’è un capitolo ad hoc sulle vaccinazioni.
I titoli acquistati dalla Bce con il quantitative easing vanno esclusi dal calcolo del rapporto debito/pil. Per le persone fisiche l’aliquota fiscale avra’ due scaglioni: 15% e 20%, per le societa’ flat tax al 15%. Stop alla Tav Torino-Lione. Rilanciare l’Alitalia, serve un vettore nazionale aereo. Stop alla legge Fornero. Alleati con gli Usa, ma togliere le sanzioni alla Russia. Rivalutare la presenza dei contingenti italiani nelle missioni internazionali. Evitare l’aumento dell’Iva previsto dalla clausola di salvaguardia. Un centro di permanenza temporanea dei migranti da rimpatriare per ogni regione. Ecco i punti principali della bozza di programma approvata in via definitiva dopo la lunga serie di riunioni tra M5S e Lega.
Tra gli altri punti: prediche in italiano e chiusura delle moschee irregolari. Introduzione del salario minimo orario per il lavoro. Reddito di cittadinanza da 780 euro mensili, ma il beneficiario non potra’ rifiutare piu’ di tre offerte di lavoro in due anni. Pensione minima a 780 euro mensili. Tutelare i bambini a rischio di esclusione sociale per le norme sui vaccini. Rimpatriare gli occupanti abusivi di immobili se stranieri irregolari. Chiudere i campi nomadi irregolari.
Taglio delle pensioni d’oro sopra i 5mila euro mensili non giustificate dai contributi versati. Piu’ trasparenza per la Rai. Ridiscutere i trattati Ue. Ripensare la politica monetaria unica. Chi appartiene alla massoneria non puo’ entrare al Governo. Il Comitato di Conciliazione tra M5s e Lega sara’ composto dal premier, Di Maio, Salvini, capigruppo e ministro competente. Una verifica e’ gia’ prevista per meta’ legislatura. Questi i principali temi del ‘Contratto per il Governo del Cambiamento’ di Lega e M5s nella versione di ieri alle 18 in possesso dell’Agi. M5s e Lega definiscono “superate” le bozze di ieri in mano ai media. Nella bozza si legge che molte modifiche introdotte “necessitano di un vaglio politico primario”.
“Intendiamo estendere l’applicazione della disciplina a incarichi non governativi, ossia a tutti quei soggetti che, pur non ricoprendo ruoli governativi, hanno potere e capacità̀ di influenzare decisioni politiche o che riguardano la gestione della cosa pubblica, come ad esempio i sindaci delle grandi città̀ o i dirigenti delle società̀ partecipate dallo Stato”. Così si legge nella bozza del contratto di governo, una versione semi-definitiva dell’accordo in attesa che i due leader, Matteo Salvini e Luigi Di Maio, chiariscano alcuni punti che nel documento appaiono evidenziati in rosso. “Abbiamo potuto constatare – si legge – come il conflitto d’interessi nasca già̀ nelle aule parlamentari, dove i legislatori sono, talvolta, i soggetti che versano in gravi situazioni d’ incompatibilità̀”. “La stessa Giunta per le elezioni, organo anacronistico in quanto composto essenzialmente da politici – si legge – contribuisce a mantenere inattuata qualsiasi normativa in materia. Per risolvere il conflitto d’interessi, che spesso pregiudica l’azione della politica, intendiamo innanzitutto cambiare l’ambito di applicazione della disciplina estendendo l’ipotesi di conflitto oltre il mero interesse economico”. “Riteniamo, infatti, che debba qualificarsi come possibile conflitto di interessi l’interferenza tra un interesse pubblico e un altro interesse, pubblico o privato, che possa influenzare l’esercizio obiettivo, indipendente o imparziale, di una funzione pubblica, non solo quando questo possa portare un vantaggio economico a chi esercita la funzione pubblica e sia in condizione di un possibile conflitto di interessi, ma anche in assenza di un vantaggio immediatamente qualificabile come monetario”.
“Con riguardo alla Linea ad Alta Velocità̀ Torino-Lione, nell’applicazione dell’accordo tra Italia e Francia Torino-Lione, ci impegniamo a sospendere i lavori esecutivi e ridiscuterne integralmente il progetto”. E’ quanto si legge in una bozza del contratto di governo Lega-M5S. Ma si tratta di uno dei passaggi evidenziati in rosso, perché devono essere discussi dai due leader, Matteo Salvini e Luigi Di Maio. Altro passaggio al centro del confronto dei due leader, la tv pubblica. “Per quanto concerne la gestione del servizio radio televisivo pubblico – si legge infatti – intendiamo adottare linee guida di gestione improntate alla maggiore trasparenza, all’eliminazione della lottizzazione politica e alla promozione della meritocrazia”.
“Per una maggiore equità̀ sociale, riteniamo altresì̀ necessario un intervento finalizzato al taglio delle cd. pensioni d’oro (superiori ai 5.000,00 euro netti mensili) non giustificate dai contributi versati”. E’ quanto si legge in un altro passaggio della bozza di contratto. Nello stesso paragrafo si affronta il nodo dei costi della politica, altro tema caro ai 5 Stelle. “Riteniamo doveroso intervenire nelle sedi di competenza per tagliare i costi della politica e delle istituzioni, eliminando gli eccessi e i privilegi – si legge infatti- Occorre inoltre ricondurre il sistema previdenziale (dei vitalizi o pensionistico) dei parlamentari, dei consiglieri regionali e di tutti i componenti degli organi costituzionali al sistema previdenziale vigente per tutti i cittadini, anche per il passato”.
C’è anche l’abolizione del Cnel nella bozza del contratto di governo. “Altre questioni da affrontare in termini costituzionali – si legge infatti – sono: l’abolizione del Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro, istituzione rivelatasi inefficace rispetto agli scopi per i quali era stata concepita, e l’affermazione del principio della prevalenza della nostra Costituzione sul diritto comunitario, sul modello tedesco, fermo restando il rispetto dell’articolo 11 della Costituzione.
“Occorre partire dalla drastica riduzione del numero dei parlamentari: 400 deputati e 200 senatori”. Una ‘sforbiciata’ contenuta nel contratto di governo. Con La sforbiciata al numero di parlamentari, che si accompagna -nello stesso paragrafo- anche all’introduzione del vincolo di mandato popolare contro i cambi di casacca, per i relatori del documento renderà “più̀ agevole organizzare i lavori delle Camere” e “più̀ efficiente l’iter di approvazione delle leggi, senza intaccare in alcun modo il principio supremo della rappresentanza, poiché́ resterebbe ferma l’elezione diretta a suffragio universale da parte del popolo per entrambi i rami del Parlamento e non se ne snaturerebbero natura e funzioni. Sarà̀ in tal modo possibile conseguire anche ingenti riduzioni di spesa poiché́ il numero complessivo dei senatori e dei deputati risulterà̀ quasi dimezzato”. Ecco dunque lo snodo sul vincolo di mandato. “È’ necessario introdurre espressamente il ‘vincolo di mandato popolare’ per i parlamentari – si legge – per rimediare al sempre più̀ crescente fenomeno del trasformismo. Del resto, altri ordinamenti, anche europei, prevedono il vincolo di mandato per i parlamentari; è noto l’articolo 160 della Costituzione portoghese, il quale dispone che il deputato decade dal mandato semplicemente se si dimette dal gruppo parlamentare del suo partito e contemporaneamente si iscrive al gruppo di un’altra fazione politica”.
“Le parti concordano sulla necessità di effettuare una verifica complessiva sull’azione di governo a metà̀ della XVIII legislatura, allo scopo di accertare in quale misura gli obiettivi condivisi siano stati raggiunti e, se possibile, di condividerne degli altri”, si legge nella bozza del contratto. “Gli esiti della verifica complessiva – si legge a proposito del check di metà mandato – sono resi pubblici sul sito internet del governo”.
C’è anche un codice etico per i membri del consiglio dei ministri. Nel documento, che solo in alcuni punti -poche righe sottolineate in rosso su un totale di 40 pagine- non è definitivo perché in attesa del via libera di Luigi Di Maio e Matteo Salvini, si legge infatti che “non possono entrare a far parte del governo soggetti che abbiano riportato condanne penali, anche non definitive, per i reati dolosi di cui all’articolo 7 del decreto legislativo 31 dicembre 2012, n. 235 (legge “Severino”), nonché́ per i reati di riciclaggio, auto-riciclaggio e falso in bilancio; siano a conoscenza di indagini o siano sotto processo per reati gravi (ad esempio: mafia, corruzione, concussione, etc.); appartengano alla massoneria o si trovino in conflitto di interessi con la materia oggetto di delega”.
Un esponente del Movimento 5 stelle a Palazzo Chigi, Luigi Di Maio al ministero del Lavoro, Giancarlo Giorgetti sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, o all’Economia, Matteo Salvini, o un altro esponente della Lega, al Viminale. Nel tam tam di Montecitorio lo schema del Governocambia continuamente ma i parlamentari del Carroccio continuano a smentire che possa essere proprio Di Maio il candidato a guidare l’esecutivo: “Per noi – spiega uno dei ‘big’ di via Bellerio – potrebbe essere indigeribile. Dobbiamo considerare che abbiamo in piedi l’alleanza del centrodestra, sarebbe troppo complicato”. Tra le varie ipotesi, resta comunque l’incertezza sul ruolo dei due leader, che potrebbero anche ricoprire l’incarico di vicepremier oltre che di ministri ‘di peso’. L’incontro decisivo potrebbe essere quello di stasera. Dopo aver chiuso sul Contratto, M5s e Lega cercheranno di trovare l’intesa anche sul nodo del premier. Un deputato di primo piano del partito di via Bellerio riferisce che nei giorni scorsi nella bozza della composizione del Governo per il ministero di via XX Settembre c’era, in una rosa di nomi, anche l’ex vicepresidente della Camera, ma i pentastellati puntano ad ottenere il reddito di cittadinanza e il dicastero considerato ‘chiave’ e’ quello del Lavoro. Le stesse fonti sottolineano come per l’Economia, gli Esteri e la Difesa i nomi potrebbero essere concordati con il Colle. In ogni caso c’e’ la convinzione anche nella Lega che il Governo si fara’. Ieri si respirava un’aria pessimista, addirittura c’era chi indicava la data del 14 ottobre per le elezioni anticipate. Ma le trattative proseguono a ritmi serrati e sia Di Maio che Salvini sembrano escludere qualsiasi tipo di ‘piano B’. Intanto Berlusconi da Sofia riporta la preoccupazione dei leader del Ppe sulla situazione economica a causa delle fibrillazioni dei mercati. Ma Fi si prepara, soprattutto nel caso che a Palazzo Chigi vada un esponente del Movimento 5 stelle, a fare opposizione dura. “Se a guidare il Governo dovesse andare un grillino voteremo contro”, sottolineano fonti azzurre.