La Commissione europea sarebbe propensa a concedere all’ Italia un deficit di “almeno il 2,3%” per il 2017, tenendo conto delle emergenze sisma nell’ Italia centrale e flussi migratori. Lo indicano fonti europee vicine al negoziato. L’ obiettivo per il prossimo anno avrebbe dovuto essere dell’ 1,8%. L’ apertura dello 0,5%, equivarrebbe a circa 8 mld di euro. Intanto, il commissario Ue Moscovici spiega che si sta cercando di ridurre il gap tra i numeri della Commissione e quelli del Tesoro, e dice di sperare nei dati del Def, che oggi il governo si appresta a varare. Ma rimarca che Bruxelles usera’ tutta la flessibilita’ che c’e’ nel Patto di stabilita’, senza concederne fuori dalle regole.
Bruxelles usera’ tutta la flessibilita’ che esiste nel Patto di stabilita’ per aiutare i Paesi che fanno riforme e investono, ma non concedera’ flessibilita’ fuori dal Patto: lo ha detto il commissario Ue agli affari economici Pierre Moscovici intervistato da Politico. “Il Patto e’ la nostra roadmap, dobbiamo rispettare le regole, ma abbiamo deciso che lavoriamo sulla flessibilita’ dentro le regole”, ha spiegato il commissario. Ma “non saro’ quello che si battera’ per flessibilita’ fuori dalle regole”.
Con l’Italia e’ in corso un “dialogo positivo”, ha detto Moscovici. La discussione e’ “a livello amministrativo e tecnico con il Tesoro e politico con Renzi e soprattutto con Padoan”. La linea di Bruxelles e’ che “le regole devono essere rispettate, e cerchiamo di ridurre il gap (tra i numeri della Commissione e quelli del Governo, ndr). Spero che i dati (del Def, ndr) possano ridurre questo gap cosi’ possiamo riconciliare flessibilita’ e regole”.
“Con una crescita del Pil che per ciascuno degli anni a venire e’ stimata attorno all’1 per cento, l’Italia dovrebbe ritornare ai livelli pre-crisi non prima del 2024, vale a dire fra 8 anni”. A dirlo e’ il coordinatore dell’Ufficio studi della CGIA, Paolo Zabeo, ipotizzando, cosi’ come dovrebbe emergere anche dalla nota di aggiornamento del DEF che sara’ presentata oggi, un incremento del Pil per l’anno in corso dello 0,8 per cento e per gli anni a venire di un punto percentuale circa. A fronte di questo trend di crescita, purtroppo, saranno necessari altri 8 anni per recuperare la situazione registrata nell’anno pre-crisi (2007). “Con un livello del Pil reale che nel 2015 si e’ attestato sulla soglia registrata nel 2000 – conclude Zabeo – il recupero della nostra economia non e’ dietro l’angolo. Anzi. A nostro avviso e’ necessario imporre a Bruxelles, come era stato ipotizzato nel 2014 durante il semestre di presidenza italiana del Consiglio Europeo, che gli investimenti pubblici in conto capitale in tutta Ue non ricadano nel perimetro definito dal rapporto deficit/Pil. Grazie a cio’, quasi sicuramente potremmo far ripartire la nostra domanda interna e conseguentemente anche i consumi delle famiglie italiane che, purtroppo, rimangono ancora su livelli molto contenuti”.