Il governo si prepara a rispondere alla lettera con cui la Commissione europea ha chiesto all’Italia una correzione dei conti ma non intende mettere in campo nessuna manovra estemporanea. Sarebbe questo, secondo quanto riferiscono fonti del governo, l’orientamento prevalso in queste ore dopo una serie di incontri tra il presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni, e il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan.
Sono ore decisive e i contatti tra Palazzo Chigi e il Tesoro proseguono serrati. La Commissione europea ha chiesto risposte dettagliate ma il nodo piu’ che tecnico e’ politico perche’ ogni eventuale decisione non puo’ prescindere dalla partita elettorale e la tentazione di tenere il pugno duro con Bruxelles c’e’ ma, come ha chiarito nei giorni scorsi lo stesso Padoan, un eventuale cartellino rosso sui conti pubblici in questo momento comprometterebbe la reputazione dell’Italia. Il premier e il ministro, secondo quanto viene riferito, sono in perfetta sintonia, orientati ad assumere decisioni coerenti con la politica economica avviata nel 2014: riforme, sostegno alla crescita, recupero dall’evasione, sostenibilita’ del debito pubblico. In questo contesto il governo scegliera’ la strategia piu’ adatta ad affrontare le nuove spese per il terremoto e assicurare il rispetto delle regole finanziarie europee. Il ventaglio delle misure da mettere in campo continua a non escludere nulla e l’unica cosa che sembra certa, al momento, e’ che, nelle intenzioni dell’esecutivo, la correzione strutturale dei conti di circa lo 0,2% del Pil, ovvero 3,4 miliardi, non dovra’ compromettere la crescita fissata per quest’anno all’1%. Mercoledi’ quindi il governo potrebbe limitarsi a inviare un elenco generico di interventi la cui attuazione sarebbe rinviata al Documento di economia e finanza da presentare ad aprile. Al momento pero’ la possibilita’ di andare allo scontro e di rischiare la procedura di infrazione resta comunque in piedi.