I sostenitori del presidente Nicolas Maduro e quelli dell’autoproclamato capo di Stato ad interim Juan Guaidò, scendono in strada a Caracas in due distinte manifestazioni. Da una parte il corteo governativo organizzato da Maduro per celebrare il ventennale della “rivoluzione bolivariana” di Hugo Chavez, dall’altra l’opposizione venezuelana che chiede nuove elezioni politiche e presidenziali. Guaidò ha esortato “tutto il Venezuela e il mondo” a scendere in strada a sostegno dell’ultimatum dei Paesi membri dell’Unione Europea su nuove elezioni.
Il Parlamento europeo ha adottato una risoluzione che riconosce Guaido come presidente ad interim del Venezuela. Nicolas Maduro, invece, sostenuto da Cina, Messico e Russia, respinge le mosse di Guaido, che definisce un “burattino” di Washington. L’Unione europea ha avviato l’istituzione di un gruppo temporaneo di contatto internazionale per portare il Venezuela alle elezioni presidenziali. Inoltre, Messico e Uruguay hanno convocato una conferenza internazionale sulla crisi venezuelana, mentre il Gruppo di Lima ha accettato di riunirsi in Canada per discutere la situazione.
“Non voglio dirlo, ma è sempre un’opzione. Tutto è un’opzione, non ne tolgo nessuna dal tavolo”. Così il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, rispondendo a un giornalista che gli ha domandato se fosse disposto a coinvolgere militarmente gli Usa in Venezuela, se lo riterrà necessario.
Guaidò ha detto in una intervista al giornale argentino Clarin che spera che la crisi politica nel suo Paese si risolverà senza un intervento militare straniero. “Sinceramente, spero che non accadrà mai. La nostra lotta democratica e nel rispetto della Costituzione è molto difficile, ma continuiamo, perché ci crediamo e vogliamo evitare un epilogo violento”, ha affermato. Gli esponenti fedeli al presidente Nicolas Maduro sostengono che gli Stati Uniti vogliano sferrare una azione militare in Venezuela.