Un “incontro fiume” di quasi cinque ore negli uffici Mediaset per definire il futuro di Forza Italia. Il segretario Antonio Tajani è uscito dal faccia a faccia con Marina e Pier Silvio Berlusconi con una conferma della fiducia, ma anche con un mandato chiaro: la famiglia chiede cambiamenti profondi e volti nuovi per il rilancio del partito.
Il dossier più scottante riguarda la sostituzione di Paolo Barelli alla guida dei deputati azzurri. Sebbene il nome di Enrico Costa sia quello indicato da Tajani (con il placet di Marina), l’operazione sta incontrando forti resistenze interne:
Molti deputati mal digeriscono il ritorno “premuroso” di Costa in Forza Italia nel 2024 dopo i trascorsi con il Terzo Polo di Calenda. Il rischio di una spaccatura nel gruppo è concreto, tanto che alcuni parlamentari minacciano di chiedere una votazione palese.
Restano in piedi le ipotesi che portano a Giorgio Mulè (molto gradito alla famiglia), Deborah Bergamini o Raffaele Nevi. Tajani ha preso tempo per “verifiche interne”, delegando a Gianni Letta il ruolo di mediatore per trovare una sintesi indolore.
Per Paolo Barelli si profila un’uscita morbida verso il governo. Il suo nome circola con insistenza per un posto da sottosegretario (forse al Mimit o alla Cultura). In questo incastro di poltrone, il deputato Maurizio Casasco – attuale presidente della Commissione di vigilanza sull’anagrafe tributaria – potrebbe approdare al sottogoverno, lasciando proprio la guida della Commissione a Barelli.
La famiglia Berlusconi, rappresentata al tavolo anche dall’Ad di Fininvest Danilo Pellegrino, preme per una “rivoluzione” strutturale:
- Scouting di volti nuovi: Pellegrino avrebbe già avviato una raccolta di curriculum per individuare figure civiche e “affidabili” da schierare alle prossime elezioni.
- Frenata sui congressi: L’ordine è temporeggiare sul congresso nazionale e procedere con quelli locali solo dove la stabilità è garantita. Fibrillazioni si registrano soprattutto in Sicilia, Campania e Puglia, dove Tajani sta faticando a mantenere il controllo del territorio.
Nonostante la nota ufficiale parli di “clima di grande amicizia”, il vertice ha mostrato le due anime del partito: quella di Tajani, che difende la continuità e gli attuali equilibri, e quella dei figli del Cavaliere, che vogliono un partito più dinamico, meno legato alle vecchie liturgie e pronto a una sfida elettorale di lungo respiro.