La conquista dello spazio profondo segna oggi una tappa storica. La capsula Orion, ribattezzata “Integrity”, è ammarata con successo alle 2:07 (ora italiana) nelle acque del Pacifico, al largo di San Diego. Si chiude così, dopo 10 giorni e oltre 690.000 miglia percorse, la missione Artemis II, che ha riportato un equipaggio umano nell’orbita lunare a 56 anni dal volo dell’Apollo 8.
Il rientro è stato mozzafiato: la capsula ha attraversato l’atmosfera a Mach 33 (33 volte la velocità del suono), testando con successo lo scudo termico, che era l’osservata speciale dopo le incertezze dei test precedenti. Nonostante l’ammaraggio perfetto, le forti correnti marine hanno creato un piccolo imprevisto: l’impossibilità di stabilizzare la capsula ha costretto gli astronauti a un “fuori programma”, abbandonando la Orion sui gommoni di soccorso anziché essere issati direttamente sulla nave della Marina.

I quattro pionieri – il comandante Reid Wiseman, il pilota Victor Glover, Christina Koch e il canadese Jeremy Hansen – sono stati infine recuperati dagli elicotteri. Nonostante la fatica e i piccoli guasti di bordo (problemi al sistema idrico e al bagno), sono apparsi sorridenti e in buone condizioni mediche.
I PRIMATI DELLA MISSIONE
Artemis II non è stata solo una prova tecnica, ma un manifesto di nuovi primati umani:
- Record di distanza: L’equipaggio ha raggiunto le 252.756 miglia dalla Terra, superando il record storico stabilito dall’Apollo 13 nel 1970.
- Inclusività: Victor Glover è il primo astronauta di colore e Christina Koch la prima donna ad aver orbitato intorno alla Luna.
- Scienza: Gli astronauti hanno osservato zone del “lato nascosto” della Luna mai viste prima dall’occhio umano e assistito a un’eclissi solare di 53 minuti dallo spazio.

IL MESSAGGIO DI TRUMP: “IL PROSSIMO PASSO È MARTE”
Il trionfo della NASA è stato immediatamente celebrato dal presidente Donald Trump, che ha invitato l’equipaggio alla Casa Bianca per una cerimonia ufficiale. “Missione compiuta”, ha dichiarato con entusiasmo, rilanciando la sfida verso l’infinito: “Il prossimo passo è Marte”. L’amministratore della NASA, Jared Isaacman, ha accolto l’equipaggio a bordo della nave di recupero, confermando che la tabella di marcia verso lo sbarco sulla superficie lunare (Artemis IV nel 2028) è ora più solida che mai.
IL LATO UMANO DELLA MISSIONE
Uno dei momenti più toccanti del viaggio è avvenuto poco prima del rientro: gli astronauti, visibilmente commossi, hanno chiesto di poter intitolare due crateri lunari alla loro navicella e a Carrol Wiseman, la defunta moglie del comandante. “Speravamo di far fermare il mondo per un istante – ha detto Wiseman – e ricordare che la Terra è un luogo speciale che dovremmo tutti apprezzare”.
