CALMA A GERUSALEMME NESSUN INCIDENTE A PREGHIERA VENERDI’ SU SPIANATA MOSCHEE
Sono 217 finora i palestinesi feriti negli scontri in Cisgiordania con l’esercito israeliano e una quindicina nella striscia di Gaza. Di essi 162 sono stati intossicati da gas lacrimogeni, 45 contusi da proiettili rivestiti di gomma, sette colpiti da colpi di arma da fuoco e altri tre feriti in maniera diversa. Fra i feriti di Gaza due, secondo le stesse fonti, versano in condizioni gravi. Proteste contro la decisione di Trump su Gerusalemme si stanno svolgendo in molte citta’ della Cisgiordania, mentre a Gerusalemme al termine delle preghiere del venerdi’ sulla Spianata della Moschee, secondo i media, non si registrano per ora incidenti di rilievo.
“Ho mantenuto la mia promessa elettorale – gli altri non lo hanno fatto”. Cosi’ Donald Trump su Twitter in riferimento all’annuncio di voler trasferire l’ambasciata Usa a Gerusalemme e aver dichiarato la citta’ capitale di Israele. Il tweet e’ accompagnato da un video in cui compaiono gli ex presidenti Usa. Intanto rimane altissima la tensione in Israele e nei territori palestinesi dopo l’annuncio di Trump.
Scontri sono in corso a Betlemme, ad Hebron, a Qalqilya, a Ramallah, a Kusra (Nablus) dove secondo la Mezza Luna Rossa ci sono 40 palestinesi intossicati dai lacrimogeni lanciati dall’esercito israeliano. Scontri anche a Beit Khanun ai margini della Striscia di Gaza. A Gerusalemme, dove molti fedeli musulmani sono ancora nella Citta’ Vecchia, secondo Ynet, sono state bruciate alcune bandiere israeliane. Di fronte la Porta di Damasco si è svolta una manifestazione palestinese controllata dalla polizia.
“Io ho mantenuto la promessa elettorale. Altri, no”. Cosui’ su Twitter Donald Trump ha rivendicato la decisione di riconoscere Gerusalemme quale capitale di Israele. la frase accompagna un filmato che racchiude un collage di dichiarazioni con cui Bill Clinton, George W. Bush e Barack Obama annunciavano, da presidenti, la scelta che poi Trump ha preso.
Israele in stato di massima allerta nel timore di nuovi incidenti e proteste dopo le preghiere del venerdì a Gerusalemme e nei Territori palestinesi, a due giorni dall’annuncio del presidente americano Donald Trump sul riconoscimento della città santa come capitale dello Stato ebraico. Un numero supplementare di poliziotti e militari è stato dispiegato sulla Spianata delle Moschee (Monte del Tempio per gli ebrei), ma al momento non sono previste limitazioni per i fedeli musulmani. Le forze di sicurezza si aspettano che alle preghiere partecipino decine di migliaia di persone e, secondo quanto scrive Ynet, il timore dell’intelligence israeliana è che possano entrare in azione “lupi solitari”. Questa mattina pietre sono state lanciate contro alcuni veicoli che transitavano sulla Route 443, che collega Gerusalemme a Tel Aviv attravrso a Cisgiordania, ma non sono stati registrati feriti.
Inizia ufficialmente oggi la nuova “intifada per la liberazione di Gerusalemme” proclamata ieri dal leader di Hamas, Ismayl Haniye, dopo l’annuncio del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, sul riconoscimento della terza citta’ sacra dell’Islam come capitale dello Stato ebraico e sul trasferimento dell’ambasciata Usa da Tel Aviv a Gerusalemme. Le autorita’ di Israele hanno schierato centinaia di agenti di polizia aggiuntivi nella citta’ vecchia e nei dintorni per il venerdi’ di preghiera islamico, senza tuttavia imporre alcuna restrizione di eta’ per accedere alla Spianata delle Moschee, contrariamente alle misure prese di solito durante i periodi di tensione. La spianata, venerata anche dagli ebrei come il Monte del Tempio, si trova a Gerusalemme Est, annessa e occupata da Israele, e le forze dello Stato ebraico ne controllano tutti gli accessi.
“Lancio un appello alla calma e alla responsabilita’ di tutti”: lo ha detto oggi in presidente francese, Emmanuel Macron, in merito alla decisione di riconoscere Gerusalemme come capitale d’Israele presa dal presidente statunitense Donald Trump. La Francia ospita oggi la riunione del Gruppo di sostegno internazionale per il Libano presso il ministero degli Esteri di Parigi. La ministeriale vede la partecipazione dei capi della diplomazia dei paesi del Gruppo di sostegno internazionale al Libano – composto da Stati Uniti, Francia, Regno Unito, Russia, Cina, Germania, Italia, Onu, Ue e Lega araba. Al centro dei colloqui la crisi politica scaturita nel paese dei cedri dopo l’annuncio delle dimissioni del premier, Saad Hariri, lo scorso 4 novembre dalla capitale saudita Riad, ma anche il dossier di Gerusalemme.