Non accenna a placarsi l’ondata di violenza che sta segnando l’inizio del 2026 sul fronte ucraino. Dopo i raid incrociati di Capodanno, le operazioni militari sono proseguite con intensità per tutta la notte tra il primo e il 2 gennaio, colpendo infrastrutture civili, ospedali e poli industriali, mentre la diplomazia cerca faticosamente di riorganizzarsi in vista dei vertici previsti per i prossimi giorni.
La città di Zaporizhzhia è stata teatro di uno degli attacchi di droni più massicci dall’inizio del conflitto. Secondo il governatore Ivan Fedorov, le forze russe hanno lanciato due ondate distinte. La prima ha sventrato edifici residenziali e strade; la seconda, intorno alle 2 del mattino, ha centrato un centro commerciale provocando un vasto incendio. Nonostante i nove impatti confermati, la difesa aerea è riuscita a intercettare gran parte dei vettori, evitando una strage di civili.
Contemporaneamente, nel Chernihiv, le autorità locali denunciano un raid mirato contro una struttura ospedaliera, colpita da tre droni russi. Sul fronte opposto, Kiev ha risposto puntando alle risorse energetiche del Cremlino: droni ucraini avrebbero colpito alcune raffinerie nella regione russa di Samara.
Resta altissima la tensione sul caso di Khorly, nella regione di Kherson occupata dai russi. Un attacco contro un complesso che ospitava un bar e un hotel ha provocato la morte di almeno 24 persone (tra cui un bambino) e il ferimento di altre 50 durante i festeggiamenti di Capodanno.
Il Cremlino ha immediatamente aperto un fascicolo per “attacco terroristico”. Il rappresentante russo all’ONU, Gennady Gatilov, ha chiesto una condanna ufficiale da parte delle Nazioni Unite: “Il silenzio su questa tragedia equivarrebbe a un palese favoreggiamento di crimini sanguinosi”. Secca la replica dello Stato Maggiore di Kiev: le forze ucraine ribadiscono di colpire esclusivamente obiettivi militari e infrastrutture logistiche legate all’invasione.
Nonostante il fragore delle bombe, si muove la macchina diplomatica. Il presidente Volodymyr Zelensky ha delineato un’agenda fitta per i primi giorni dell’anno:
- Scambio di prigionieri: Il ministro della Difesa Umerov è volato in Turchia per sollecitare la mediazione di Ankara e sbloccare gli scambi, rallentati a fine 2025.
- Vertice sulla Sicurezza (3 gennaio): Previsto un incontro a Kiev tra i consiglieri per la sicurezza nazionale di oltre 15 Paesi alleati, NATO e UE, con la partecipazione online degli Stati Uniti.
- Garanzie militari (5-6 gennaio): Una serie di tavoli tecnici tra i Capi di Stato Maggiore e i leader della “Coalizione dei volenterosi” per definire i dettagli operativi delle garanzie di sicurezza terra-aria-mare per l’Ucraina.