Niscemi nel fango: 1.500 evacuati per la frana. Schifani e Occhiuto: “Servono oltre un miliardo”. Le opposizioni: “Solo briciole”
Lo stato d’emergenza è ufficiale, ma la polemica politica è appena esplosa. Il Consiglio dei Ministri ha dato il via libera al provvedimento per Calabria, Sicilia e Sardegna, le tre regioni messe in ginocchio dalla furia del ciclone Harry. Sul piatto, per ora, ci sono 100 milioni di euro – circa 33 milioni a regione – destinati ai primi interventi d’urgenza. Una cifra che la premier Giorgia Meloni definisce un segno di “vicinanza ai territori”, ma che per opposizioni e governatori rappresenta appena una goccia nel mare delle devastazioni.
Mentre a Roma si firmano i decreti, a Niscemi (Caltanissetta) si combatte contro la terra che scivola. Il fronte della frana si è ulteriormente allargato, costringendo la Protezione Civile a un’evacuazione di massa: 1.500 persone hanno dovuto abbandonare le proprie case, sospese su un vuoto creato dal fango e dalle piogge torrenziali.
Ieri l’arrivo sul posto del capo della Protezione Civile, Fabio Ciciliano. Il quadro è drammatico: strade interrotte, case isolate e un numero di sfollati che, secondo le autorità, è destinato a crescere nelle prossime ore.
Il Ministro per la Protezione Civile, Nello Musumeci, ha chiarito che i fondi attuali serviranno solo al “ripristino dei servizi essenziali e alla rimozione dei detriti”. Tuttavia, il bilancio reale dei danni tracciato dai governatori è di un’altra magnitudo:
- Sicilia: Renato Schifani stima danni, diretti e indiretti, che superano il miliardo e mezzo.
- Calabria: Roberto Occhiuto ipotizza una cifra vicina ai 300 milioni, ventilando l’ipotesi di sospendere i mutui per i comuni colpiti.
- Sardegna: Alessandra Todde parla di almeno 200 milioni, escludendo dal conteggio le grandi infrastrutture portuali e stradali.
“È un primo passo”, ammette Schifani, ma il totale complessivo dei danni sfiora il miliardo e 300 milioni di euro, rendendo lo stanziamento governativo un intervento puramente simbolico rispetto alla ricostruzione necessaria.
La notizia dello stanziamento ha acceso il fronte delle opposizioni. Il Movimento 5 Stelle parla apertamente di “briciole”, con la deputata Daniela Morfino che suggerisce di dirottare i fondi del Ponte sullo Stretto verso le emergenze idrogeologiche. Durissimo anche il Partito Democratico: “Meloni sta sottovalutando una situazione gravissima”, attacca Beppe Provenzano.
Intanto l’allerta non cala. La Sardegna resta in codice giallo, mentre il maltempo continua a sferzare il Sud, con allagamenti pesanti segnalati anche a Napoli. I Presidenti di Regione, nominati commissari delegati con poteri di deroga, dovranno ora gestire una corsa contro il tempo per mettere in sicurezza i territori prima che la prossima ondata di pioggia dia il colpo di grazia a un equilibrio già precario.
La situazione a Niscemi è in costante evoluzione. Gli sfollati sono assistiti nei centri di accoglienza allestiti dai comuni limitrofi. Un’intera collina che continua a venir giu’, 1.500 sfollati e altri da evacuare. Il ministro per la Protezione civile, Nello Musumeci, in una intervista al “Corriere della Sera” spiega come e’ potuto accadere: “E’ una sciagura annunciata. Che quel terreno fosse franoso lo sapevano anche i bambini. Le esperienze passate purtroppo non hanno insegnato nulla. E’ come se ci fossimo affidati al fato. Del resto, da noi in Sicilia si dice ancora: ‘Comu finisci si cunta’”. Vale a dire: “Racconteremo come finira’: alla fine la natura presenta il conto”. Elly Schlein dice che servono due miliardi: “Mi pare presto per fare preventivi. Di certo, il governo Meloni fara’ la propria parte fino all’ultimo. E sono certo che lo stesso fara’ la Regione”. Quanto alla possibilita’ di usare i soldi del ponte di Messina: “Non sono iscritto al partito del Benaltrismo. Il ponte e’ necessario, come le infrastrutture idriche. I soldi ci sono stati in passato, ma destinati altrove. Abbiamo costituito una struttura nazionale che si occupa solo di siccita’”.