Il decennio che ha cambiato per sempre il volto dell’informazione si chiude con una sentenza netta: i giovani hanno abbandonato tv, radio e giornali. Secondo l’analisi “How young people get their news” del Reuters Institute, condotta in nove Paesi tra cui l’Italia, la dieta mediatica della fascia 18-24 anni è stata completamente stravolta, passando da una fruizione intenzionale a una “social first”.
I numeri certificano il crollo dei canali classici: solo il 24% dei giovanissimi consulta siti di news (erano il 36% nel 2015), mentre la televisione scende al 21% e la carta stampata scompare quasi del tutto, ferma a un marginale 4%. Specularmente, il 39% del campione dichiara di informarsi esclusivamente sui social, con una predilezione assoluta per le piattaforme visuali.
IL DOMINIO DELLE IMMAGINI E IL CROLLO DI FACEBOOK Il panorama delle piattaforme vede in testa Instagram (30%), seguito da YouTube (23%) e TikTok (22%), che ormai tallona i colossi storici. X (ex Twitter) resiste al 20%, mentre si consuma il definitivo tramonto di Facebook tra i ragazzi: in nove anni è passato dal 53% a un modesto 16%.
Dall’analisi emerge un dato antropologico rilevante: i giovani prestano più attenzione ai singoli creators (51%) rispetto ai brand giornalistici tradizionali (39%). L’informazione non è più una ricerca attiva, ma un evento casuale che avviene durante lo scrolling infinito della bacheca. Solo il 14% dei ragazzi va direttamente su un sito o un’app di testata giornalistica.
INTELLIGENZA ARTIFICIALE E NUOVI VALORI A differenza delle generazioni precedenti, i nativi digitali non temono l’intelligenza artificiale. Il 43% ha un atteggiamento positivo verso il giornalismo assistito dall’IA, utilizzandola regolarmente per riassumere notizie complesse o spiegare temi difficili.
C’è poi un tema di contenuti e di “linea editoriale”. Il 32% degli intervistati ritiene che non abbia senso per un media essere neutrale su questioni etiche come il razzismo o il cambiamento climatico. Inoltre, un terzo del campione si sente “alienato” dai media tradizionali, accusati di non rappresentare adeguatamente la loro fascia d’età e di produrre contenuti distorti o irrilevanti.
LA SFIDA PER LE REDAZIONI “Soddisfare le esigenze di questo segmento è cruciale per il futuro delle democrazie”, avverte il Reuters Institute. La sfida per le redazioni del 2026 è chiara: uscire dai palazzi e dalle vecchie abitudini per abitare gli spazi digitali dove i giovani consumano la loro realtà quotidiana, pena l’irrilevanza totale in un mondo che viaggia alla velocità di un video di quindici secondi.
IMMAGINE GENERATA CON AI