IN 30MILA ALLA ‘LOVEFEST’. ‘VOLEVA VENDICARE L’ISIS’
Dopo l’attacco del camion killer sulla folla, ora Stoccolma teme ritorsioni da parte degli ambienti dell’estrema destra. Lo spiega il capo dell’Intelligence svedese: “Ci sono conversazioni in cui si parla di farsi giustizia da soli. Molti sono arrabbiati, si parla di vendetta e di violenza”. Ieri in 30mila hanno partecipato alla ‘Lovefest’, ‘festa dell’amore’, come e’ stata ribattezzata la manifestazione contro il terrorismo. Secondo alcuni media, l’uzbeko 39enne sospettato di essere il killer (era ricercato per essere espulso dal Paese, dopo il no alla sua richiesta d’asilo), avrebbe detto che col suo gesto voleva vendicare i bombardamenti sull’Isis.
Il presunto autore dell’attentato di Stoccolma, il 29enne uzbeko la cui richiesta di asilo era stata respinta, ha confessato la propria responsabilità e di appartenere allo Stato islamico. “Ho investito degli infedeli”, avrebbe dichiarato l’uomo dicendo di aver ricevuto ordini diretti da membri del gruppo jihadista in Siria e invocando la fine dei bombardamenti nel Paese in guerra, secondo quanto ha riferito Aftonbladet senza citare fonti. Questa testata, così come Expressen, ha identificato il 39enne come Rakhmat Akilov.
Le autorità hanno confermato solo che il sospettato era arrivato in Svezia nel 2014, che la sua richiesta di asilo era stata respinta due anni dopo e che da febbraio era ricercato dalla polizia per essere espulso. L’uomo aveva un recapito postale a nord di Stoccolma, ma secondo i tabloid viveva in un sobborgo della zona meridionale con altri uzbeki, in un appartamento dove la polizia ha effettuato perquisizioni e fermato diverse persone sabato. Lì ha trascorso le ore precedenti l’attacco, collegando il suo telefono a una rete wireless, secondo Aftonbladet.
“L’attentato di Stoccolma non e’ la fine del modello Svezia. Non siamo diventati di colpo un paradiso perduto. Passata la grande paura per una figlia undicenne che venerdi’ scorso era in centro, che ha sentito l’esplosione e poi non riusciva piu’ a tornare a casa perche’ la polizia aveva fermato i bus e la metropolitana, sono di nuovo in grado di ragionare lucidamente: dall’episodio di terrorismo che ha colpito Drottninggatan, il cuore della capitale, la Svezia sapra’ tirare fuori il meglio di se'”. Lo afferma al Corriere della Sera lo scrittore e giornalista svedese David Lagercrantz, che respinge l’idea che l’attentato rappresenti la fine del modello sociale svedese: “Non e’ saggio reagire di pancia quando qualcosa di cosi’ terribile come un camion che si abbatte sulla folla bussa alla tua porta. Sarebbe troppo facile. Dopo il panico, il terrore e il dolore, ho visto uscire il meglio della Svezia e degli svedesi”. Lagercrantz spiega di alludere “alla solidarieta’, agli abbracci, all’aiuto reciproco scattato in automatico, spontaneamente, senza che nessuno ci chiedesse di non barricarci in casa. Alla mobilitazione lanciata su Facebook, con l’invito a ritrovarsi in piazza Sergels Torg, non lontano da dove il camion del terrorista ha falciato la folla. Il dramma e l’emergenza ci hanno uniti: questo e’ il lato positivo della storia”. “Temo ora – aggiunge – che la propaganda politica di una certa destra, alimentata dai social, cavalchi il populismo galoppante, dando nuova linfa ai razzisti, agli estremisti, ai fautori dell’odio e della paura. Sono preoccupatissimo”.