Raggiunto l’accordo tra la Grecia e la vicina Macedonia sul cambio di nome di quest’ultima che diventa Repubblica della Macedonia del Nord.
Il cambio di nome era al centro di uno scontro tra Atene e Skopje che risale al 1991, anno della dissoluzione della Jugoslavia. Atene era contraria all’uso del termine Macedonia temendo rivendicazioni territoriali sulla sua omonima regione settentrionale. La Macedonia confina infatti con l’antica regione greca che porta lo stesso nome e in cui si trova la seconda città del paese, Salonicco.
Il 24 gennaio 2019 il parlamento greco ha approvato lo storico accordo, il contratto che Atene e Skopje avevano firmato il 17 giugno 2018 sulle rive del lago di Prespa per cui chiamato poi “accordo di Prespa”.
L’accordo ha ricevuto l’appoggio di 153 dei 300 deputati del Parlamento greco, 145 dei quali provenienti dalle fila del partito governativo Syriza. I restanti sono parlamentari indipendenti del centro o dissidenti provenienti dalle fila dell’ex alleato di governo, i Nazionalisti Greci indipendenti (Anel).
Durante la votazione, i deputati di estrema destra Alba dorata hanno gridato traditori verso quelli che hanno votato a favore.
In base all’accordo raggiunto la lingua ufficiale del paese sarà il macedone e i suoi abitanti saranno chiamati macedoni o cittadini della Repubblica della Macedonia del Nord. La Grecia si impegna anche a non porre il veto sull’adesione della Macedonia all’Ue e alla Nato.
Intanto in Grecia si assiste ad una crisi di governo.
Il 16 gennaio scorso il premier ha superato il voto di fiducia per il suo governo da lui stesso chiesto dopo le dimissioni del Ministro della Difesa, Panos Kammeno, leader del partito di destra dei Greci Indipendenti dimessosi dopo l’approvazione in Macedonia della tanto contestata riforma costituzionale per cambiare il nome del paese in Repubblica della Macedonia settentrionale.
Tsipras ha ottenuto 151 voti su 300 deputati, il numero minimo per continuare a governare fino alle elezioni di ottobre.