L’amministrazione americana ha imposto un secco “altolà” a Israele sull’annessione della Cisgiordania, costringendo il Premier Benjamin Netanyahu a fare marcia indietro e a bloccare l’iter parlamentare di una legge approvata in via preliminare dalla Knesset.
Il Presidente americano Donald Trump è stato categorico: l’annessione “non accadrà” e, se Israele dovesse procedere, “perderebbe tutto il sostegno” degli Stati Uniti. Trump ha giustificato la sua presa di posizione con un impegno preso direttamente con i Paesi arabi durante le trattative per il cessate il fuoco a Gaza: “Ho dato la mia parola ai Paesi arabi”.
Il Segretario di Stato americano Marco Rubio, in partenza per un viaggio nella regione, ha ribadito la linea rossa di Washington: l’annessione “sarebbe una minaccia alla pace”.
L’intervento americano si è reso necessario dopo che la Knesset aveva votato in via preliminare due proposte di legge per estendere la sovranità israeliana su Giudea e Samaria (Cisgiordania). Il voto ha provocato il disappunto di Washington, in particolare del Vicepresidente JD Vance, che si trovava in Israele al momento dell’accelerazione legislativa e l’ha definita “uno stupido esercizio politico” e una provocazione.
Netanyahu ha prontamente bloccato l’iter legislativo, scaricando la responsabilità sull’opposizione. L’ufficio del Premier ha chiarito che il voto era una “deliberata provocazione politica da parte dell’opposizione per seminare discordia” durante la visita di Vance, assicurando che, senza il sostegno del Likud e dei partiti della coalizione, le proposte non verranno approvate.
L’iniziativa della Knesset era stata condannata anche da Paesi arabi e musulmani cruciali per il cessate il fuoco a Gaza e per l’allargamento degli Accordi di Abramo, come Egitto, Qatar, Turchia e Arabia Saudita. In un contesto di alta tensione, il ministro di estrema destra Bezalel Smotrich ha generato ulteriori polemiche con dichiarazioni offensive rivolte a Riad, per le quali è stato costretto a scusarsi.
Il Presidente Trump, in una lunga intervista al Time, è tornato sul futuro della Striscia di Gaza. Oltre a rivendicare di aver costretto Netanyahu a frenare un’operazione che altrimenti “sarebbe andato avanti per anni”, ha annunciato l’intenzione di recarsi a Gaza per presiedere il Board of Peace previsto dal suo piano post-bellico.
Il tycoon ha inoltre lasciato intendere che sta valutando il possibile rilascio di Marwan Barghouti, figura di spicco di al-Fatah detenuto da 20 anni, ritenuto in grado di unire i palestinesi.
Nel frattempo, il Vicepresidente Vance ha confermato che il disarmo di Hamas, una delle clausole cruciali dell’accordo, sarà affidato a una futura Forza di stabilizzazione internazionale, per la quale si sta valutando un mandato ONU, come riferito da Rubio. Parallelamente, la TV egiziana Al Qaera News ha dato notizia di un incontro in corso al Cairo tra le delegazioni delle fazioni palestinesi rivali, Fatah e Hamas, per discutere la situazione nazionale e gli accordi postbellici. Hamas deve ancora adempiere alla consegna dei corpi degli ostaggi uccisi e alla deposizione delle armi.