Nuovo appello del papa per la pace in Iraq e in Siria, Bergoglio implora la fine della ‘violenza orribile di sanguinosi conflitti, che nessuna motivazione puo’ giustificare o permettere’, che colpisce centinaia di migliaia di bambini donne e uomini. Con lui il capo della Chiesa assira d’Oriente, che suggerisce la convocazione di un raduno internazionale dei patriarchi e primati per capire il come e il perche’ di queste tragedie nella regione mediorientale. Intanto, le bombe dei jet della portaerei russa ‘Kuznetsov’ portano gravi perdite ai qaedisti del gruppo Jabhat al Nusra nella provincia di Idlib, in Siria, almeno 30 morti.
Papa Francesco e gli altri capi delle chiese cristiane sono “costernati per quanto continua ad accadere in Medio Oriente, specialmente in Iraq e in Siria”. “Li’ – ha denunciato oggi il Papa – si riversa su centinaia di migliaia di bambini innocenti, di donne e di uomini la violenza terribile di sanguinosi conflitti, che nessuna motivazione puo’ giustificare o permettere. Li’ i nostri fratelli e sorelle cristiani, nonche’ diverse minoranze religiose ed etniche sono purtroppo abituati a soffrire quotidianamente grandi prove”. “In mezzo a tanto dolore, di cui imploro la fine, ogni giorno – ha detto nel discorso rivolto a Sua Santita’ Gewargis III – vediamo cristiani che percorrono la via della croce seguendo con mitezza le orme di Gesu'”.
Papa Francesco ha incontrato il capo della chiesa assira nella Cappella Redemptoris Mater del palazzo Apostolico, dove Mar Gewargis “a nome di migliaia di cristiani sfollati in Iraq e Siria e a nome di coloro che hanno gia’ pagato con la propria vita e il proprio sangue la propria fede, ha implorato il Papa di pregare affinche’ venga posta fine al dolore e alle persecuzioni. “Noi – ha detto il patriarca – dovremmo incrementare la nostra fraterna collaborazione attraverso discussioni serie e studi rigorosi che mettano in luce l’attuale dilemma dei cristiani in Medio Oriente”. Gewargis III ha anche invocato la convocazione di un raduno internazionale di tutti i patriarchi e primati delle Chiese apostoliche al fine di studiare e capire come e perche’ simili indicibili tragedie stiano avvenendo nella regione mediorientale. Francesco da parte sua ha sottolineato che “come cristiani d’Occidente” dobbiamo “apprendere la forza della fede dal vero insegnamento dei martiri “. “Siamo grati – ha affermato – a questi nostri fratelli, che ci sospingono a seguire la via di Gesu’ per sconfiggere l’inimicizia. Come il sangue di Cristo, sparso per amore, ha riconciliato e unito, facendo germogliare la Chiesa, cosi’ il sangue dei martiri e’ il seme dell’unita’ dei Cristiani e ci chiama a spenderci con carita’ fraterna per la comunione”. “La nostra vicinanza – ha aggiunto il Pontefice – sia lievito di unita’. Siamo chiamati a operare insieme nella carita’ dovunque possibile, cosi’ che l’amore indichi la via della comunione”. Francesco si e’ soffermato inoltre sulla consistenza dei “legami fraterni” tra la Chiesa Assira d’Oriente e la Chiesa Cattolica, rapporti che – ha detto – sono stati stretti dal Catholicos-Patriarca Mar Dinkha IV, venuto in Vaticano nel 2014, e che firmo’ con San Giovanni Paolo II la Dichiarazione cristologica comune nel 1994. Alla luce di questi passi importanti, il Papa ha affermato di voler proseguire la via dell’unita’ e del dialogo fecondo che “nell’avvenire potra’ contribuire – ha concluso – a ricomporre la piena armonia, a beneficio delle nostre comunita’, che spesso gia’ vivono a stretto contatto”.