Il governo irlandese annuncia il suo ricorso contro la decisione della Commissione europea che ha chiesto alla Apple la restituzione di 13 miliardi di euro in imposte non versate al fisco di Dublino. Il ministero del Tesoro irlandese si afferma che si tratta di una interferenza nella sovranita’ nazionale e che Bruxelles avrebbe avuto una comprensione errata di come funziona la tassazione delle multinazionali.
Apple annuncia ricorso contro la decisione della Commissione di far pagare alla societa’ della mela 13 miliardi di euro di tasse non versate, l’esecutivo comunitario risponde pubblicando la versione non confidenziale dei documenti che sostengono la linea di Bruxelles e alla base della decisione presa il 30 agosto. E’ scontro aperto tra l’Ue e Apple, con l’Irlanda pronta a schierarsi con la compagnia statunitense e contro la Commissione Ue. La direzione generale per la Concorrenza ha stabilito che grazie ad accordi in materia fiscale tra il governo di Dublino e i vertici di Apple, quest’ultima ha usufruito di trattamenti di favori tali da distorcere il mercato e la concorrenza. In pratica il trattamento selettivo di cui ha goduto la casa di Cupertino in base agli accordi ha permesso alla casa statunitense di pagare sugli utili europei l’1% di tasse nel 2003, per scendere allo 0,05% nel 2014. La Commissione ha chiesto al governo di Dublino di esigere da Apple la restituzione di 13 miliardi di euro (la Commissione non puo’ intervenire sulle compagnie, ma e’ compito degli Stati rivalersi sulle imprese).
Al centro della disputa Apple Sales International (Asi) e Apple Operations Europe (Aoe) sono due societa’ di diritto irlandese detenute al 100% dal gruppo Apple sotto il controllo apicale della societa’ madre statunitense, la Apple Inc. Come si spiega nel documento di 130 pagine reso pubblico oggi dall’esecutivo comunitario, Asi e Aoe detengono i diritti d’uso della proprieta’ intellettuale di Apple per la vendita e la fabbricazione di prodotti Apple al di fuori del Nord e Sudamerica, in forza di un ‘accordo di ripartizione dei costi’ con Apple Inc. Tale accordo prevede cheApple Sales International e Apple Operations Europe effettuino versamenti annuali a favore di Apple negli Stati Uniti per finanziare le attivita’ di ricerca e sviluppo svolte negli Stati Uniti per conto delle societa’ irlandesi. Apple ritiene che i proventi del gruppo debbano essere tassati negli Stati Uniti, ma la Commissione sostiene che gli accordi di ripartizione dei costi incidono per il 50% dei costi di sviluppo. In sostanza, le filiali irlandesi concorrono all’utile dell’azienda, e per questa parte l’utile deve essere tassato in Europa. L’esecutivo comunitario continua a ritenere che esista un sistema pensato per aggirare l’ostacolo dell’imposizione fiscale. Gli accordi in vigore tra Apple e Irlanda prevedono che la maggior parte degli utili non venisse assegnata in Irlanda, bensi’ a una “sede centrale” di Apple Sales International (Asi), che pero’ “esisteva solo su carta”. Tale sede centrale “non risulta ubicata in nessun paese, non ha ne’ dipendenti ne’ uffici propri e le sue attivita’ consistevano esclusivamente in sporadiche riunioni del consiglio di amministrazione”. Per quanto i patti sottoscritti tra Apple e governo irlandesi siano legittimi, la Commissione rileva pero’ che tali patti “approvavano un’assegnazione interna artificiale degli utili di Asi e Aoe priva di giustificazione fattuale o economica”.