Il governo di sicurezza israeliano ha dato il via libera, dopo un vertice durato oltre dieci ore, a un piano del premier Benjamin Netanyahu per assumere il controllo militare di Gaza City e procedere con il disarmo di Hamas. Il piano prevede anche la liberazione degli ostaggi ancora detenuti nella Striscia.
Secondo una nota diffusa dall’ufficio del primo ministro, il piano è stato approvato a maggioranza e prevede “assistenza umanitaria per la popolazione civile al di fuori delle zone di combattimento” e la smilitarizzazione completa di Gaza. Il controllo della sicurezza dell’enclave palestinese passerebbe interamente a Israele, in cambio della fine del conflitto che va avanti da 22 mesi, iniziato con l’attacco di Hamas del 7 ottobre 2023.
Il piano prevede inoltre che Gaza sia governata da una “amministrazione civile alternativa”, escludendo sia Hamas che l’Autorità Palestinese.
Secondo quanto riportato dall’emittente televisiva N12, che cita un alto ufficiale, l’operazione autorizzata si concentrerebbe inizialmente su Gaza City. Gli abitanti dell’area sarebbero costretti a trasferirsi in campi per sfollati nel centro di Gaza entro l’inizio di ottobre.
La tensione è alta anche sul fronte diplomatico. Secondo quanto riportato da Nbc News, citando fonti anonime di alto livello, una recente telefonata tra il primo ministro Benjamin Netanyahu e il presidente degli Stati Uniti Donald Trump si sarebbe trasformata in un acceso diverbio sulla crisi umanitaria nella Striscia.
La discussione, avvenuta il 28 luglio, ha fatto seguito a una dichiarazione di Netanyahu in cui il premier aveva sostenuto che “non c’è fame a Gaza”, nonostante le numerose notizie di carestia. Trump aveva pubblicamente messo in discussione questa affermazione il giorno seguente, parlando di “vera fame” e invitando a non “fingere”.
Netanyahu avrebbe quindi chiesto un colloquio telefonico, durante il quale ha ribadito a Trump che le notizie sulla carestia erano “fabbricate” da Hamas e che la fame non era diffusa. A quel punto, secondo la Nbc, Trump lo avrebbe interrotto, iniziando a urlare. Il presidente statunitense avrebbe affermato che i suoi collaboratori gli avevano mostrato prove della morte di bambini per fame a Gaza e che non voleva sentirle liquidare come “false”. La conversazione viene descritta come “diretta, per lo più a senso unico”, con il presidente americano che ha “parlato per la maggior parte del tempo”. Sia la Casa Bianca che i funzionari israeliani hanno rifiutato di commentare la telefonata.