Un milanese al 100%, che nel capoluogo lombardo ha sempre vissuto, studiato e lavorato, che ama la cotoletta e tifa Inter e che durante l’ultimo incontro con Matteo Renzi ha ribadito che ‘Milan l’e’ un gran Milan’. Giuseppe Sala detto Beppe ha vinto una sfida probabilmente piu’ difficile del previsto puntando molto anche su questo: “Conosco la citta’ 8 volte meglio di Parisi”, ha detto e i milanesi gli hanno creduto. Senso civico e senso pratico, Sala e’ stato il candidato della “sinistra del fare” che tanto piace al presidente del Consiglio.
“Mi chiamo Beppe, risolvo problemi”, lo slogan scelto da un manager ne’ liberale ne’ socialdemocratico che ha perso parte dell’elettorato di sinistra, ma e’ riuscito comunque a farsi appoggiare da una coalizione non troppo diversa da quella che aveva sostenuto Giuliano Pisapia nel 2011. Ha coinvolto subito Sel, si e’ apparentato con i Radicali dopo il primo turno e, pochi giorni prima del ballottaggio, ha avuto il voto anche di Basilio Rizzo, il suo primo avversario a sinistra. Ma soprattutto ha vinto perche’ ha convinto piu’ di Parisi l’elettorato moderato, che da sempre a Milano rappresenta la maggioranza di voti e quindi la base per vincere. D’altronde fa parte e da sempre lavora con la borghesia imprenditoriale milanese: dalla Bocconi alla Pirelli, da Telecom al Comune fino a Expo per finire di nuovo a Palazzo Marino, 58 anni appena compiuti trascorsi tra aziende private e ruoli pubblici nella sua citta’. Dopo la laurea con il massimo dei voti nel 1983, e’ entrato in Pirelli conoscendo quello che diventera’ il suo maestro e modello di manager: Leopoldo Pirelli. Per 19 anni e’ rimasto nella stessa azienda occupando ruoli diversi e sempre piu’ importanti nel settore pneumatici fino a diventare nel 1998 amministratore delegato e nel 2001 senior vice president operations. Marco Tronchetti Provera, altro personaggio fondamentale per la sua carriera, lo ha portato nel 2002 in Telecom, dandogli subito il pesante incarico di Chief Financial Officer di Tim e poi di direttore generale Telecom Italia Wireline. Si e’ dimesso nel 2006 e per circa due anni ha lavorato nella multinazionale giapponese Nomura. Poi il passaggio dal privato al pubblico: nel 2009 il sindaco di Milano Letizia Moratti lo ha nominato direttore generale del Comune ed e’ stato questo suo passato da ‘manager del centrodestra’ il primo problema di Beppe Sala candidato del centrosinistra. E’ sempre Letizia Moratti che un anno dopo gli ha affidato le chiavi di Expo con il ruolo di amministratore delegato che Giuliano Pisapia ha confermato e l’allora presidente del Consiglio Enrico Letta ha potenziato, con la nomina a commissario unico delegato del governo per l’Esposizione universale. Le polemiche sul successo e soprattutto sui conti dell’evento sono state un’altra costante da quando, a fine 2015, ha deciso di candidarsi e hanno caratterizzato anche la campagna per le primarie, chiusa sul palco con una maglietta del Che prima di vincere con il 42%. Convincere il popolo della sinistra sembrava lo scoglio piu’ difficile e invece arrivare a Palazzo Marino e’ stato ben piu’ complicato. Ma alla fine ha vinto lui. E ora dovra’ rimandare ancora il viaggio in Patagonia che voleva fare alla fine di Expo.
Beppe Sala nuovo sindaco di Milano: “La citta’ sara’ un modello per il sociale”
Con il 51,7% dei voti contro il 48,3 dello sfidante di centrodestra Parisi, Beppe Sala ribalta al fotofinish le previsioni della vigilia. Per il nuovo sindaco, che amministrera’ Milano fino al 2012, ha prevalso “un’idea di citta’ inclusiva, dove ogni soggetto e’ chiamato a fare la sua parte, partendo dal Terzo settore che e’ un imprescindibile vettore di innovazione sociale”. Con “spirito ambrosiano”, ha ribadito Sala, “dialoghiamo con tutti color… (ilVelino/AGV NEWS) Milano, 20 GIU – Beppe Sala e’ il nuovo sindaco di Milano. In controtendenza rispetto all’andamento nazionale e a dispetto dei sondaggi che – oggi si puo’ dire – lunedi’ scorso lo vedevano sotto di 3-5 punti percentuali, Milano non ha lasciato cadere l’appello lanciato da Sala e da Pier Francesco Majorino proprio nella sede di Vita dove martedi’ il neosindaco ha tenuto un importante incontro. Sala aveva insistito sulla necessita’ di non interrompere il rapporto fra societa’ civile e amministrazione comunale. Con aperture anche ad alcune tematiche care al M5S quali il reddito di cittadinanza. Mentre in tanti profilavano uno scontro tutto incardinato secondo logiche calcistiche, Sala ha capito – come lo ha capito la neosindaco di Torino Appendino – che la vera partita si giocava con altre regole ed era altrove. Dove? Per esempio, sull’idea di citta’ da proporre ai milanesi. Sala ha cosi’ lavorato su un profilo mediatico basso. Questo gli ha portato non poche critiche sul piano dei media, ma oggi anche i piu’ critici devono ammettere che quel profilo era semplicemente conseguenza di un lavoro sul territorio, condotto fino all’ultimo. Proprio la sua idea di citta’ inclusiva e di una messa in rete e a sistema delle competenze del Terzo settore, ribadita martedi’ scorso, ha dato un segnale di svolta. “Non frammentare la domanda sociale ma fare sistema” era stata la parola chiave di Sala. “Milano ha una vocazione sociale troppo importante, deve diventare un modello non solo italiano ma europeo dove il Terzo settore diventi il primo fattore di cambiamento”. Le proposte – una citta’ libera dall’azzardo, esperimenti di odontoiatria sociale, sussidio di maternita’ e via discorrendo – erano solo un esempio. Contava – aveva detto e stanotte ha ribadito Sala – e conta il metodo. A questo metodo hanno risposto gli elettori. Resta un dato: quasi meta’ degli aventi diritto al voto non si e’ recato alle urne. Anche la loro scelta deve interrogare una Milano che, a detta del nuovo sindaco, “sapra’ dare risposte”.