Eurotower pronta a prolungare gli acquisti di bond dopo marzo spinge i listini in alto. Piazza Affari chiude in forte rialzo a +2,1%, trascinata dalla corsa dei titoli bancari con in testa Mps e Unicredit. Uguale performance positiva delle altre Borse europee alla vigilia della riunione della Bce. Resta in ballo il nodo dei rischi per il sistema bancario, allo studio il decreto omnibus per gli istituti di credito nel rispetto delle regole Ue. Cda di Mps all’indomani della trasferta a Francoforte, Siena col fiato sospeso per l’aumento. Smentito dal Fondo salva-banche l’ipotesi di una richiesta di 15 miliardi per il salvataggio di Montepaschi e altri istituti. Spread in calo a 154 punti base.
Nuova seduta sugli scudi per Piazza Affari, che termina gli scambi in rialzo del 2,1%, a quota 18.130 punti, sui massimi da fine maggio. A trainare il listino il comparto bancario, dove ancora una volta svetta Mps sulle attese per una soluzione ai problemi dell’istituto, anche attraverso un intervento dello Stato. L’ondata di acquisti su Siena (+10,79% tra scambi pari all’11,9% del capitale), ha contagiato Unicredit (+9,42%), Bper (+10,41%), Banco Popolare (+6,38%), Bpm (+6,29%), Carige (+5,61%), Mediobanca (+4,8%) e Ubi (+4,69%). Fuori dal comparto del credito rally di Generali (+7,33%) e Telecom (+5,08%). Lo spread Btp-Bund si e’ ristretto a 154 punti, con il rendimento del decennale italiano sceso all’1,88%. A spingere le Borse europee anche l’attesa per una proroga del quantitative easing della Bce di domani, da cui il mercato si attende una proroga del quantitative easing, in scadenza nel marzo 2017. Francoforte ha chiuso in rialzo dell’1,96%, Londra dell’1,81% e Parigi dell’1,36%.
Si riunisce oggi a Francoforte l’ultimo direttivo della Bce di quest’anno e l’attenzione di analisti e investitori e’ tutta sulla possibile proroga del quantitative easing. Scontata e’ invece la conferma dei tassi di interesse sugli attuali livelli, cioe’ con il ‘refi’ a quota zero e il tasso sui depositi, quello che le banche pagano per depositare i loro fondi a Francoforte, negativo a -0,40%. La stessa Bce ripete da tempo che i tassi non si muoveranno o al piu’ scenderanno ancora per un prolungato periodo di tempo, ben oltre l’orizzonte della fine del programma di acquisti, la cui scadenza e’ prevista per fine marzo. Ed e’ proprio sul programma di acquisti, il Qe, che in questo momento prevede interventi sui titoli per 80 miliardi di euro al mese, che l’istituto di Francoforte potendo disporre delle nuove previsioni economiche dei suoi tecnici, che copriranno anche il 2019, dovra’ pronunciarsi, molto probabilmente annunciando una sua estensione.
Il direttivo della Bce arriva in una fase di forte incertezza politica, accentuata dalla Brexit, dall’elezione di Donald Trump negli Usa e soprattutto dalla vittoria del No al referendum costituzionale italiano, seguita dalle annunciate dimissioni del premier Matteo Renzi, poi congelate fino al varo della manovra. E’ altamente improbabile che Mario Draghi possa lanciare messaggi allarmistici sul caso Italia, anche se l’incertezza politica pesera’ sulla moderata ripresa dell’Eurozona e la “pressioni al ribasso” continueranno a farsi sentire sulla crescita economica. Finora lo scudo della Bce ha tenuto lo spread italiano al riparo da brusche virate al rialzo, anzi lo ha riportato sotto quota 160 punti, dopo una breve fiammata a quota 190. Tra le diverse opzioni a disposizione del direttivo quella piu’ gettonata e’ un’estensione del programma di acquisti di sei mesi, oppure di 9 mesi, fino alla fine del 2017. L’altra riguarda l’entita’ del Qe. Lo scorso marzo la Bce ha aumentato il potenziale di fuoco da 60 a 80 miliardi di euro al mese, estendendolo ai corporate bond, cioe’ alle obbligazioni delle societa’ non bancarie dell’eurosistema. Un’ipotesi sul tavolo e’ quella di riportare il ritmo degli acquisti a 60 miliardi di euro, cioe’ estendere il Qe, riducendone l’entita’. E’ un’ipotesi plausibile, anche se una decisione di questo tipo, pur venendo incontro ai dubbi piu’ volte sollevati dalla Germania sui pericoli di un eccessivo utilizzo del piano di acquisti, rischierebbe di scatenare una spiacevole reazione dei mercati, che temono l’avvio del ‘tapering’, la graduale rimozione degli stimoli monetari all’economia. Domani, oltre al direttivo della Bce si riunisce anche il consiglio di vigilanza della banca centrale europea, diretto da Daniele Nouy. In agenda c’e’ il caso Mps, con la possibilita’ di un allungamento dei tempi della ricapitalizzazione della banca alla luce della crisi di governo. La soluzione privata, pur non essendo esclusa, e’ in panne e quella pubblica, cioe’ il piano B che prevede un intervento precauzionale del governo e il burden sharing, cioe’ il coinvolgimento dei bond subordinati, e’ ancora in via di definizione. La richiesta di avere piu’ tempo a disposizione per trovare una soluzione per Mps non dipende solo da Francoforte ma anche da Bruxelles, che deve approvare l’intervento pubblico precauzionale, considerandolo proporzionato all’esigenza di tutelare la ‘stabilita’ finanziaria’.