Resa dei conti nel Pd, con la minoranza che attacca il segretario Renzi, invocando il congresso e prospettando la scissione. Dopo le dichiarazioni di ieri, Bersani chiede una discussione interna su ‘linea e leadership’ e chiarisce la sua idea di un nuovo soggetto politico: ‘Non un revival del passato, ma un Ulivo 4.0. Qualcosa che ha una solida cultura costituzionale e punta a mettere insieme la pluralita’ del centrosinistra’. Il governatore della Puglia Emiliano sul Corriere della Sera attacca Renzi: ‘Non e’ piu’ il leader del Pd. Senza congresso il partito e’ morto’. Primo no dal governo alla linea del ‘voto subito’, e’ quello del ministro dello Sviluppo Calenda. Salvini: ‘Ha paura per la poltrona, si dimetta’.
Bersani avverte Renzi: se rifiuta il Congresso e il confronto, il Pd finisce, ma poi nasce un nuovo Ulivo, non la Cosa 4 di D’Alema. Il governo deve governare – aggiunge – e No ad autolicenziamenti in streaming alla direzione del partito. L’ex premier: ‘i politici non pensano che alla legge elettorale, io no, punto vero e’ quale idea di Italia e Europa offriremo agli elettori’. Intanto Napolitano suona la carica ai ‘No voto’ dice di attendere il 2018, cosi’ si fa in un paese civile. Salvini lo attacca, Mattarella lo chiama ed esprime solidarieta’. Grillo: ‘chi vuole elezioni subito, approvi il nostro Legalicum’.
Pierluigi Bersani affonda il colpo, Matteo Orfini prova a mediare. E’ stata un’altra giornata di fibrillazione, quella di oggi, per il Partito democratico. L’ex segretario, dopo che ieri non aveva escluso la scissione, oggi ha lanciato un nuovo “avvertimento” al segretario: “Se Renzi forza, rifiutando il congresso e una qualunque altra forma di confronto e di contendibilità della linea politica e della leadership per andare al voto, è finito il Pd. E non nasce la cosa 3 di D’Alema, di Bersani o di altri, ma un soggetto ulivista, largo plurale, democratico”.
Renzi, oggi al lavoro al Nazareno dove ha incontrato alcuni big del partito, non risponde e sul blog parla di Europa. E allora a cercare una composizione sono il vicesegretario e il presidente del partito. “Io credo che non si debba procedere a nessun tipo di forzatura, né da una parte né dall’altra. Il Pd ha dato una indicazione per arrivare rapidamente ad avere una legge elettorale e i tempi del Congresso sono quelli stabiliti dallo statuto”, ha detto Lorenzo Guerini al Tg3. Mentre Matteo Orfini offre la soluzione: “Se non facciamo in tempo a fare il congresso si possono fare le primarie e sono sicuro che il segretario non ha intenzione di sottrarsi”.
Compromessi, invece, la maggioranza Dem non vuole farne sulla legge elettorale. E se lo stesso Bersani definisce una “provocazione” l’ipotesi di estendere l’Italicum anche al Senato, è ancora Orfini a precisare che su questo Renzi non vuole frenare: “Avevamo proposto il Mattarellum, ci hanno risposto no e allora l’ipotesi più semplice e realistica è quella di estendere la legge uscita dalla Consulta anche al Senato”. Per andare a votare entro l’estate. E proprio sulla data del voto fanno discutere le parole del presidente emerito della Repubblica Giorgio Napolitano, secondo cui “nei Paesi civili alle elezioni si va a scadenza naturale, e a noi manca ancora un anno”. Una frase che provoca la durissima reazione di Salvini che attacca: “Nei Paesi civili chi tradisce il proprio popolo viene processato, non viene mantenuto a vita come parlamentare, presidente e senatore”. Parole che suscitano una immediata solidarietà nei confronti dell’ex capo dello Stato, anche da parte di Sergio Mattarella, della presidente della Camera Laura Boldrini e del Pd. Ma da casa Dem, almeno da parte della maggioranza, alla solidarietà non si aggiunge un plauso nel merito.