La Camera dei Comuni britannica ha votato a favore del progetto di legge che autorizza il governo di Theresa May ad avviare i negoziati formali per la Brexit. Ora, il testo passera’ alla Camera dei Lord, ma in caso di modifiche l’ultima parola resta ai Comuni.
Prima luce verde verso la Brexit. Le legge che permetterà al governo britannico di avviare i negoziati sull’uscita del Regno Unito dall’Unione europea ha superato in serata il primo voto parlamentare alla Camera dei Comuni. Al termine di due giorni di dibattito, il partito conservatore, che ha la maggioranza dei seggi, ha ricevuto l’appoggio di gran parte del partito laburista raccogliendo un totale di 498 voti a favore, a fronte di 114 contrari. La principale formazione politica di opposizione, guidata da Jeremy Corbyn, aveva annunciato che non avrebbe votato contro, ma 47 suoi membri hanno comunque deciso di non dare il proprio sostegno al testo dell’esecutivo. Contrari anche i membri del partito nazionale scozzese e la maggioranza dei liberal democratici. L’ok definitivo della Camera bassa dovrebbe arrivare la prossima settimana, probabilmente mercoledì, e poi toccherà alla Camera dei Lord, ma intanto il governo di Theresa May incassa la prima luce verde nell’iter verso l’abbandono dell’Ue. Il passaggio in Parlamento sul progetto di legge si era reso necessario dopo la sentenza della Corte suprema dello scorso 24 gennaio che decretava la necessità di interpellare i deputati sull’attivazione dell’articolo 50 del Trattato di Lisbona, passo che apre ai due anni di negoziati tra Londra e i 27 Paesi membri dell’Ue. Obiettivo di May è chiudere la pratica a breve, in modo da notificare ufficialmente a Bruxelles l’intenzione di abbandonare il blocco entro fine marzo. Intanto, domani il governo dovrebbe presentare al Parlamento l’atteso ‘libro bianco’ sulla Brexit, in cui vengono precisati gli obiettivi dei negoziati del governo di Londra con l’Ue. Sono molti coloro che si sono allineati alla proposta del governo, soprattutto per rispettare il volere popolare espresso nel referendum dello scorso 23 giugno. Ed Miliband, ex leader del partito laburista, ha ribadito davanti ai deputati la sua intenzione di appoggiare il piano del governo conservatore, nonostante si fosse speso per la campagna a favore del Remain lo scorso anno.
A suo avviso, opporsi ora all’uscita dall’Ue significherebbe ignorare un’altra volta “le persone che votarono a favore della Brexit proprio perché si sentivano ignorate”. Sulla stessa linea il conservatore George Osborne, ex cancelliere dello Scacchiere, secondo il quale “mettere il Parlamento contro il popolo” provocherebbe una “profonda crisi costituzionale”. Ma ci sono state ovviamente anche voci critiche. Secondo il leader liberal democratico Tim Farron, le “sfide” che affronta il Regno Unito si risolverebbero meglio se il Paese restasse “membro dell’Unione europea”. Il partito, ha aggiunto, non rinuncerà alla sua “identità” europeista nonostante il risultato del referendum. Duro anche Alex Salmond, ex leader del partito nazionale scozzese, secondo cui l’uscita dall’Ue è una “pazzia politica” e l’azione del governo sta “trascinando l’intero Paese in un pozzo”. Al referendum dello scorso anno gli elettori di Scozia e Irlanda del Nord hanno votato per lo più a favore del Remain.