L’Ue chiede all’Italia ‘risposte convincenti al piu’ presto’ sulla compatibilita’ della Fiat 500x con la legislazione europea sulle emissioni auto, nell’ambito della mediazione fra Italia e Germania, e minaccia in caso contrario di ‘intraprendere azioni’, che comprendono anche una possibile infrazione. La Commissione europea sta cercando infatti di chiudere il dossier entro le prossime settimane e vorrebbe fissare una data per un incontro con le due parti per gli inizi di febbraio. Berlino chiede all’ue il richiamo di Fiat 500, Doblo’ e Jeep-Renegade, il ministro Delrio contrattacca: ‘Non ci sono dispositivi illeciti dimostrati, i tedeschi ci rispettino’.
La Commissione europea attende ancora dall’Italia “risposte convincenti” sulle presunte violazioni delle normative comunitarie in materia di emissioni delle automobili che Fca avrebbe commesso nella realizzazione della Fiat 500 X. L’Italia rischia l’apertura di una procedura d’infrazione, strumento che l’esecutivo comunitario starebbe valutando di utilizzare per fare pressione sulle autorita’ nazionali. La Commissione ha chiesto chiarimenti a Roma dopo la denuncia del ministero dei trasporti tedesco notificata il 2 settembre 2016. Berlino contesta l’incompatibilita’ del modello Fca con gli standard europei di mediazione. Il caso non ha nulla a che vedere, quindi, con le recenti accuse rivolte al gruppo Fca dall’agenzia per la protezione ambientale degli Stati Uniti (Epa) di dati truccati su modelli prodotti in America. Quando vengono presentate proteste formali, l’esecutivo comunitario e’ tenuto a verificarne la fondatezza, e nell’ambito di tali verifiche sono state chieste informazioni all’Italia. La Commissione si rivolge infatti ai governi, peraltro i soli responsabili per i sistemi di certificazione delle emissioni delle automobili. La Commissione Ue puo’ tuttavia aprire una procedura d’infrazione nel caso in cui ritenga che il diritto comunitario non sia rispettato. La portavoce dell’esecutivo comunitario responsabile per i Trasporti, Lucie Caudet, ha ricordato che dal 2 settembre “e’ stato chiesto ripetutamente all’Italia di fornire informazioni convincenti” sul caso, informazioni che non sarebbero ancora pervenute. E’ intenzione della Commissione dirimere la controversia tra Italia e Germania “in tempi brevi”, e se non dovessero essere fornite le informazioni richieste potrebbe anche essere aperta una procedura d’infrazione. Solitamente, dopo l’avvio della procedura, c’e’ un massimo di 60 giorni per rispondere.