L’Alto commissariato Onu per i diritti umani attacca il divieto di alcuni comuni francesi al burkini in spiaggia, perche’ “discrimina” i musulmani. Per questo accoglie con favore la decisione del Consiglio di Stato di bloccare l’introduzione del divieto. “Questi decreti non rafforzano la sicurezza ma, al contrario, alimentano intolleranza religiosa e discriminazione. La parita’ di genere non si ottiene regolamentando i vestiti che le donne decidono di portare”.
L’Onu “accoglie con favore” la decisione del Consiglio di Stato in Francia che ha sospeso il divieto di indossare il BURKINI. “Le persone che indossano il BURKINI non possono essere ritenute responsabili per le reazioni violente od ostili di altri”, afferma in una dichiarazione diffusa su Twitter il portavoce dell’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani, Rupert Colville. “Le preoccupazioni riguardanti l’ordine pubblico andrebbero affrontate colpendo coloro che incitano all’odio o reagiscono con violenza, non prendendo di mira le donne che semplicemente vogliono passeggiare su una spiaggia o farsi una nuotata indossando un abbigliamento con il quale si sentono a proprio agio”, afferma Colville. “La parità di genere, secondo l’Alto commissariato Onu, “non si ottiene restringendo le libertà individuali né sorvegliando ciò che individualmente le donne scelgono di indossare”. #France: Nous saluons la décision du Conseil d’Etat de suspendre l’interdiction du #BURKINI .
l tribunale amministrativo di Nizza ha invalidato il decreto di Cannes che vietava il Burkini sulle sue spiagge. Lo riferisce il Collettivo contro l’islamofobia in Francia (Ccif). “Come si aspettava, sospensione del decreto di Cannes stamattina”, ha scritto su Twitter l’organizzazione. Cannes è stato il primo comune a vietare, all’inizio di agosto, il costume islamico femminile sulle sue spiagge, imponendo il rispetto “dei buoni costumi e del laicismo, delle regole di igiene e di sicurezza”. A breve, ha fatto lo stesso una trentina di comuni, in Costa Azzurra e altre zone costiere, allargando la polemica sino alla massima autorità amministrativa francese, il Consiglio di Stato, che venerdì scorso ha sospeso il divieto a Villeneuve Loubet.
La decisione di oggi è una delle prime conseguenze di questo pronunciamento, che ha fatto giurisprudenza e ha stabilito che imposizioni del genere siano giustificabili solo nel caso di confermata minaccia all’ordine pubblico. Secondo Le Journal du Dimanche, la sentenza del tribunale di Nizza riproduce letteralmente le considerazioni del Consiglio di Stato sulle libertà fondamentali.