E’ in corso l’offensiva per liberare Mosul dall’Isis. Insieme con l’esercito e l’antiterrorismo iracheno, sul terreno anche forze speciali americane, insieme alla milizia dei peshmerga curdi e alle milizie sciite. La presenza Usa e’ stata resa nota dal sito curdo Rudaw e da una inviata di Al Jazira che si trova vicino alla prima linea. Ad annunciare la battaglia il primo ministro iracheno Haider al-Abadi. I Peshmerga sono arrivati a sette chilometri dalla periferia di Mosul, avanzando da nord-est, e intanto hanno strappato al califfato otto villaggi sul fronte di Khazir, mentre le truppe governative di Baghdad stanno avanzando dalla regione di Al Qayyara, a sud. Mosca, intanto, annuncia che ‘rispondera’, anche in modo asimmetrico’ ad eventuali sanzioni decise da Stati Uniti e Europa per Aleppo.
E’ cominciata nella notte l’offensiva per liberare Mosul dall’Isis da parte dell’esercito e delle forze antiterrorismo irachene, insieme con la milizia alleata dei peshmerga curdi e alle milizie sciite. Lo ha annunciato il primo ministro iracheno Haidar al Abadi leggendo un breve comunicato alla tv di stato. L’attacco per riconquistare Mosul e’ il piu’ grande intervento militare in Iraq da quando le truppe statunitensi si sono ritirate nel 2011 e, se coronato da successo, il piu’ duro colpo inferto finora all’Isis. Intanto Usa e Gran Bretagna hanno rilanciato la prospettiva di nuove e piu’ dure sanzioni economiche contro Mosca se non cessera’ i raid contro Aleppo.
Sulla citta’ sono stati lanciate dagli aerei “decine di migliaia” di volantini con istruzioni agli abitanti su come proteggersi quando inizieranno i combattimenti. Ci sono timori che fra le forze combattenti vi siano differenti agende e obiettivi e anche che i miliziani sciiti e filoiraniani che combattono a fianco delle truppe di Baghdad si possano lasciare andare a vendette sulla popolazione a maggioranza sunnita della grande citta’ nord-irachena. C’e’ ovviamente anche l’incognita dell’Isis, che potrebbe resistere strenuamente e a lungo, come decidere di ritirarsi per riposizionarsi piu’ indietro, oppure ritirarsi lasciando una retroguardia di sabotatori, cecchini e di mine e trappole o portando con se’ ostaggi.
Il segretario di Stato americano John Kerry e il ministro degli Esteri britannico Boris Johnson hanno rilanciato la prospettiva di nuove e piu’ dure sanzioni economiche contro Mosca se non cessera’ i raid contro la martoriata citta’ siriana di Aleppo. Per fermare la carneficina in Siria – e’ emerso dalla riunione nella capitale britannica alla quale hanno partecipato anche i ministri degli Esteri di Francia e Germania e i rappresenti diplomatici di Ue e altri sei Paesi – quella diplomatica resta l’unica opzione, anche perche’ l’Europa “non ha fame di guerra”. E l’ipotesi di una no-fly zone, evocata nelle settimane scorse proprio da Johnson, non appare percorribile ne’ ha trovato il consenso degli alleati. Ma, dopo la debacle delle quattro ore di colloqui ieri a Losanna tra Kerry e Lavrov, e’ giunto il momento di “aumentare la pressione” sulla Russia. “Stiamo valutando l’imposizione di nuove sanzioni contro Mosca”, ha dichiarato Kerry nella conferenza stampa al numero 11 di Downing Street. Un’ipotesi auspicata anche da Angela Merkel, secondo il Frankfuter Allgemeine, che cita fonti vicine alla cancelliera tedesca, secondo le quali Merkel vuole fare pressioni in questo senso al prossimo summit Ue di giovedi’ e venerdi’.