Ci sarebbe anche il nome DEL ministro dell’Interno nelle intercettazioni allegate all’inchiesta della Procura di Roma per corruzione e riciclaggio. Al telefono il faccendiere Raffaele Pizza, riportano alcuni quotidiani, dice di essere stato l’artefice dell’assunzione DEL fratello di Alfano alle Poste. ‘E? il nove gennaio DEL 2015′, si legge, ‘i finanzieri registrano una conversazione tra Pizza e Davide Tedesco, collaboratore politico DEL ministro dell’Interno Alfano. ‘Pizza – scrivono le fiamme gialle – sostiene di aver facilitato, grazie ai suoi rapporti con l’ex amministratore Massimo Sarmi, l’assunzione DEL fratello DEL ministro in una societa? DEL Gruppo Poste’. ‘Pizza: ‘Angelino lo considero una persona perbene un amico…se gli posso dare una mano…mi ha chiamato il fratello per farmi gli auguri…tu devi sapere che lui come massimo (di stipendio,ndr) poteva avere 170.000 euro…no…io gli ho fatto avere 160.000. Tant’e? che Sarmi stesso glie l’ha detto ad Angelino: io ho tolto 10.000 euro d’accordo con Lino (il soprannome di Pizza, ndr), per poi evitare. Adesso va dicendo che la colpa e? la mia, che l’ho fottuto perche?non gli ho fatto dare i 170.000 euro… gliel’ho pure spiegato…poi te li facciamo recuperare…stai attento… pero? il motivo che non arriviamo a 170 e?per evitare… Percio? io ho paura…’.
Il deputato di Ap Antonio Marotta e’ indagato in un’inchiesta della Procura di Roma che ha portato a 24 arresti da parte della Guardia di Finanza con le accuse, fra l’altro, di corruzione e peculato. Al centro dell’indagine c’e’ una struttura legata al faccendiere Raffaele Pizza (fratello dell’ex sottosegretario Giuseppe, ora segretario della nuova Dc) che, secondo le accuse, usava uno studio a Roma ‘per ricevere denaro di provenienza illecita, occultarlo e smistarlo’. Nei confronti di Marotta i Pm avevano chiesto l’arresto in carcere ma il Gip ha detto di no.
Ventiquattro ordinanze di custodia cautelare (12 in carcere e 12 ai domiciliari), 5 misure interdittive, sequestro di piu’ di 1,2 milioni di euro tra immobili, conti correnti e quote societarie. E’ il bilancio dell’operazione “Labirinto”, che ha permesso al Nucleo speciale polizia valutaria della Guardia di finanza della capitale di scoprire un vorticoso giro di tangenti e di mettere sotto inchiesta oltre 50 persone accusate a vario titolo di associazione per delinquere finalizzata alla frode fiscale, corruzione e riciclaggio, truffa ai danni dello Stato e appropriazione indebita. Tra gli indagati figurano anche un parlamentare di Ap (Ncd-Udc), Antonio Marotta, e l’ex sottosegretario all’Istruzione nel governo Berlusconi, Giuseppe Pizza.
Nei confronti di Marotta la Procura di Roma aveva chiesto una misura cautelare, negata dal gip Maria Giuseppina Guglielmi: secondo gli investigatori avrebbe svolto funzioni di raccordo tra l’attivita’ di Raffaele Pizza – fratello di Giuseppe e uomo d’affari – e alcuni soggetti pubblici. Giuseppe Pizza, segretario della Democrazia Cristiana e proprietario dello storico simbolo dello scudo crociato, e’ accusato invece di riciclaggio: tra gli appalti oggetto di accertamento quello per il call center Inps-Inail, appalto regolare secondo gli investigatori che invece hanno ravvisato condotte illecite, nella gestione dello stesso, dell’appaltatore e del subappaltatore. Tra gli arrestati anche due dipendenti infedeli dell’Agenzia delle Entrate di Roma, individuati in collaborazione con gli organi ispettivi interni della stessa Agenzia: avrebbero aiutato ad “ammorbidire” eventuali controlli fiscali e agevolare le pratiche di rimborso delle imposte. Le indagini valutarie prima e penali poi hanno permesso di ricostruire l’operativita’ di “una ramificata struttura imprenditoriale illecita che negli anni oggetto d’indagine ha movimentato oltre 10 milioni di euro giustificati da fatture false a scopo di evasione e per costituire riserve occulte da destinare a finalita’ illecite”.
Intercettazioni: 9 gennaio del 2015. I finanzieri registrano una conversazione tra Pizza e Davide Tedesco, collaboratore politico del ministro dell’Interno Alfano. “Pizza – scrivono le fiamme gialle – sostiene di aver facilitato, grazie ai suoi rapporti con l’ex amministratore Massimo Sarmi, l’assunzione del fratello del ministro in una società del Gruppo Poste”.
Per la procura di Roma avrebbe fatto parte di un’associazione per delinquere che puntava a influire sui processi decisionali della pubblica amministrazione in materia di aggiudicazione di appalti pubblici, ma il gip non ha ritenuto fondata tale ipotesi e cosi’ Antonio Marotta, deputato di Area Popolare, e’ scampato alla procedura di arresto in carcere, cosi’ come chiedeva Piazzale Clodio. Avvocato, originario di Torchiara (Salerno), 68 anni, gia’ deputato nella 14/a legislatura, Marotta, nell’ambito dell’inchiesta su un giro di corruzione e di illeciti flussi finanziari, rimane indagato dai pm Paolo Ielo e Stefano Rocco Fava per associazione a delinquere, corruzione, finanziamento illecito dei partiti e riciclaggio. In sede di richiesta di emissione della misura cautelare, il gip Maria Giuseppina Guglielmi non ha ritenuto sussistente l’associazione per delinquere, ha riqualificato di corruzione in traffico di influenza illecita, mentre delle tre ipotesi di finanziamento illecito ne ha ritenuta sussistente una sola. Infine il reato di riciclaggio e’ stato riqualificato dal gip in ricettazione. Secondo l’ipotesi di lavoro della procura, Marotta avrebbe diretto, con altri, tra cui “l’uomo d’affari Raffaele Pizza, il sodalizio e ricevuto ingenti somme di denaro contante presso l’ufficio della societa’ di servizi Piao, riconducibile allo stesso Pizza, nonche’ dai ‘clienti’ del sodalizio anche al fine di destinarlo a pubblici funzionari a fini corruttivi, fornendo ausilio e consigli agli appartenenti al gruppo criminoso al fine di eludere le indagini giudiziarie, fornendo agli appartenenti al sodalizio la propria ‘rete di conoscenze’ allo scopo di realizzare il programma associativo essendo parlamentare della Repubblica. Per il gip Guglielmi “dalle intercettazioni non emergono precedenti collegamenti di Marotta con gli altri associati relativi alle specifiche attivita’ che questi svolgevano per mezzo delle societa’ cartiere”. “Tuttavia – osserva ancora il gip – emerge con altrettanta chiarezza che Marotta percepiva danaro come corrispettivo del promesso ‘interessamento’ per le indagini e dell’asserita possibilita’ di influenzarle in senso favorevole agli indagati grazie alle sue influenti conoscenze in ambito giudiziario e all’interno della Guardia di Finanza. Tali condotte, tuttavia, non possono apprezzarsi come un contributo all’attivita’ del gruppo organizzato”. In una conversazione intercettata il 3 marzo del 2015 nell’ufficio di Pizza, il parlamentare diceva di essere scontento di fare il deputato e di voler tornare al Csm trattandosi, a suo dire, di un luogo in cui si esercita il vero potere.