Con un accordo che il ministro Franceschini definisce ‘storico’, torna in Italia il carro sabino, reperto archeologico celeberrimo trafugato negli anni ’70 nella necropoli sabina di Eretum, esportato illegalmente ed acquistato dal museo di Copenaghen che lo esponeva da quasi mezzo secolo.
Grazie ad un accordo siglato dal Mibact con il Ny Calsberg Glyptotek di Copenhagen, torna in Italia il carro sabino a decorazioni dorate, celeberrimo reperto archeologico trafugato negli anni ’70 nella necropoli di Eretum, citta’ sabina dell’antico Lazio. Esportato illegalmente, il carro era stato acquistato dal museo di Copenaghen che lo esponeva da quasi mezzo secolo insieme ai reperti della tomba del principe a cui apparteneva. “Accordo storico”, commenta il ministro della cultura Franceschini.”Stop a contenzioso con la collaborazione”.
Le restituzioni cominceranno a dicembre 2016 e si concluderanno entro la fine del 2017. L’accordo siglato dall’Italia con il museo di Copenaghen, che e’ un museo privato, prevede che in cambio della restituzione del carro e dei reperti della tomba del principe sabino, l’Italia presti a titolo gratuito e per un lungo periodo di tempo a Copenaghen altri oggetti che consentano da un lato al museo di ampliare la propria offerta culturale e all’Italia di valorizzare all’estero parti importanti del proprio patrimonio archeologico. Il primo prestito partira’, dal 1 novembre 2018, e arrivera’ dal Museo di Vulci. Sara’ composto da alcuni reperti della “Tomba delle mani d’argento”, ai quali si aggiungono oggetti provenienti da depositi votivi, sempre di Vulci, e corredi delle necropoli di Capena, Crustumerium e Fidene. L’intesa firmata oggi da Franceschini pone fine ad una contesa lunga anni. Iniziata nel 2008, la trattativa con il Carlsberg (che solo nel 2007 ha acconsentito a inviare la documentazione dei reperti acquistati dai commercianti d’arte inquisiti Robert Hecht e Giacomo Medici, chiesta nel 2001 dal sostituto procuratore romano Paolo Ferri) si era interrotta due volte, nell’autunno 2009 e poi nel 2010. Quasi tutti gli oggetti contestati dall’Italia (molte cose etrusche, statuette, bassorilievi, vasi oltre al corredo sabino i cui pezzi mancanti lasciati sul posto dai tombaroli sono ora al Museo di Fara Sabina) sono stati comprati dal museo danese, negli anni ’70. Per il corredo del principe (che Hecht avrebbe avuto da Giacomo Medici) il museo danese, nel gennaio 1971, aveva firmato un assegno di 1.264.752 franchi svizzeri. L’accordo, viene sottolineato oggi dal comunicato congiunto che annuncia la restituzione, “e’ frutto del dialogo accademico intrapreso a partire dalla primavera del 2012 tra Mibact e Glyptotek e prevede tra l’altro che venga intensificata la collaborazione museale e scientifica tra le istituzioni italiane e il museo di Copenaghen. “Si e’ trasformata una crisi in opportunita’”, commenta soddisfatto Franceschini. “Cio’ che a prima vista sembrava potesse risolversi in uno stallo legale e politico – sottolinea a sua volta il Direttore della Glyptotek, Flemming Friborg – si e’ trasformato in un accordo potente e visionario, grazie a un intenso dialogo accademico. Siamo entusiasti della lungimiranza con cui siamo stati accolti dal Ministro della cultura. Lavorando insieme abbiamo creato un clima ideale in cui implementare un accordo che si tradurra’ di fatto in nuove iniziative museali a beneficio dei visitatori del museo e degli studiosi, sia in Italia che in Danimarca”.