Bufera su Angelino Alfano per il presunto giro di tangenti a Roma intorno al faccendiere Raffaele Pizza. Il ministro nega, parla di “uso a fini politici degli scarti di un’inchiesta”, M5s chiede che riferisca in Parlamento. Nelle intercettazioni una indagata parla di 80 curriculum inviati dal padre di Alfano alle Poste, nel mirino il fratello DEL ministro. Intanto la Camera da’ il via definitivo alla legge che introduce il reato di depistaggio, mentre al Senato la maggioranza si divide sulla tortura.
Bufera su Angelino Alfano dalle carte dell’inchiesta su un nuovo giro di tangenti a Roma intorno al faccendiere Raffeale Pizza. Nel mirino l’assunzione DEL fratello DEL ministro dell’Interno, Alessandro, alle Poste, di cui Pizza si vanta in una intercettazione. Nell’ordinanza e’ citato anche l’ex Ad di Poste Italiane Sarmi. ‘Siamo di fronte al ri-uso a fini politici degli scarti di un’inchiesta giudiziaria, che i magistrati non hanno ritenuto idonei a coinvolgermi in alcun modo’, replica il leader di Ncd. Ma in Parlamento M5s chiede spiegazioni al ministro: ‘Ncd ha piu’ indagati che elettori’, dice Di Battista.
Ma non bastava Alessandro, il fratello di Angelino Alfano che l’uomo d’affari Raffaele Pizza si sarebbe vantato di aver fatto assumere a Postecom come dirigente. Nella richiesta di arresto della Procura di Roma inoltrata al gip Giuseppina Guglielmi nell’ambito dell’indagine ‘Labirinto’ figura in una conversazione intercettata dalla Guardia di Finanza anche il nome del padre dell’attuale ministro dell’Interno. L’uomo avrebbe spedito un’ottantina di curriculum a Poste Italiane. A parlarne, il 17 maggio dello scorso anno, sono l’indagata Marzia Capaccio, segretaria dell’uomo d’affari Raffaele Pizza e Elisabetta Cotugno. Ecco il passo del colloquio finito agli atti dell’inchiesta: Marzia: “io ti ho spiegato cosa ci ha fatto a noi Angelino…”. Elisabetta: “e…lo so…lo so…lo so…”. Marzia: “cioe’ noi gli abbiamo sistemato la famiglia…questo doveva fare una cosa….la sera prima…mi ha chiamato suo padre…che e’ piu’ m… di lui…mi ha mandato ottanta curriculum…ottanta”. Elisabetta: “aiuto….aiuto…”. Marzia: “ottanta…. e dicendomi…non ti preoccupare….tu buttali dentro…la situazione la gestiamo noi…e il fratello comunque e’ un funzionario di Poste….anzi e’ un amministratore delegato di Poste…”. Elisabetta: “si’…si’..lo so..lo so…”. Marzia: “e questo e’ un danno che ha fatto il mio capo (ndr. Pizza)…io lo sputerei in faccia solo per questo…”. Elisabetta: “vabbe’…tanto ce ne sono tanti Marzia…e’ inutile dirsi…questo e’ il sistema purtroppo…”. Marzia: “si’ ma io l’avevo gia’ capito che questo era un pezzo di m… che guardava solo ai cazzi suoi…glielo avevo gia’ detto… io a differenza tua non mi faccio coinvolgere piu’ di tanto, perche’ cerco di razionalizzare un attimo di piu’ e di valutare le persone che ho davanti…cosa che il mio capo…purtroppo in alcune circostanze nonostante la sua esperienza non e’ in grado di fare…?”.
“Siamo di fronte al ri-uso politico degli scarti di un’inchiesta giudiziaria. Cio’ che i magistrati hanno studiato, ritenendolo non idoneo a coinvolgermi in alcun modo, viene usato per fini esclusivamente politici”. Ad affermarlo e” il ministro dell’Interno e leader del Ncd, Angelino Alfano, in relazione ad alcune intercettazioni dell’operazione “Labirinto” diffuse dai media. “Le intercettazioni non riguardano me – sottolinea Alfano- bensi’ terze e quarte persone che parlano di me. Persone, peraltro, che non vedo e non sento da anni. L’inchiesta racconta comportamenti e metodi che, se confermati, sono anni luce distanti dalla mia visione delle cose, del mondo e dell’essere cittadino della Repubblica. Io rimango fermo a quanto valutato da chi l’inchiesta l’ha studiata e portata avanti e ha ritenuto di non coinvolgermi”. Il resto – conclude il ministro – appartiene al lungo capitolo dell’uso mediatico delle intercettazioni. Ma questo e’ un discorso ben noto a tutti, che si trascina da anni, diventando ormai una vera e propria telenovela legislativa”.
Accertamenti su diverse nomine in societa’ apparse nell’inchiesta su corruzione e riciclaggio della procura di Roma, compresa quella sull’assunzione del fratello di Angelino Alfano a Postecom, sono stati eseguiti dalla procura di Roma e dai finanzieri del nucleo di polizia valutaria prima dell’operazione culminata nell’emissione di 24 misure di custodia cautelare tra carcere e domiciliari. Le verifiche in questione non hanno determinato formali contestazioni di reati. Il tutto, secondo quanto si e’ appreso, per verificare l’attendibilita’ di Raffaele Pizza, considerato al vertice dell’organizzazione specializzata nel condizionare nomine presso societa’ private e influenzare appalti pubblici. Lo spunto per questi accertamenti e’ scaturito anche da un’intercettazione del 9 gennaio 2015 in cui Pizza, fratello dell’ex sottosegretario Giuseppe, rivendica di essere stato lui a far assumere Alessandro Alfano.
“Angelino Alfano, quando non era quello che e’ diventato, mi chiese una mano se poteva essere lui la mediazione con il Cavaliere della Dc… Io da grande persona corretta dissi va bene, ho detto vieni, tanto e’ vero che lui mi ha accompagnato un sacco di volte dal Cavaliere… Tant’e’ che una volta misero qualche difficolta’ per difendere me perche’ io al Cavaliere l’avevo mandato a cagare… Mi aveva offerto dei soldi e io gli ho detto che non faccio il cameriere di nessuno e io i soldi… sono ricco di mio… Percio’ poi e’ nato il rapporto con me…”. E’ un altro stralcio della conversazione (intercettata dalla Finanza) del 9 gennaio del 2015 tra Raffaele Pizza, arrestato nell’inchiesta sulle tangenti per la gestione di alcuni appalti pubblici, e Davide Tedesco, collaboratore politico dell’attuale ministro dell’Interno. Per dimostrare al suo interlocutore quanto fosse elevato il suo livello di conoscenze e rapporti con esponenti politici di spicco, Pizza parla di Berlusconi e dice: “Lui mi ha offerto un milione di euro, mica pensi delle lire”. Era il 2008, “io – riferisce ancora l’uomo d’affari – ero assettato ca’, Angelino vicino a mia, u Cavaliere di fronte e a destra c’era… Come si chiamava Bondi?”. Tedesco: “Bondi…Bondi, si'”. E ancora Pizza: “Ti parlo di otto anni fa quando Angelino era un ragazzo di bottega e allora io… Il Cavaliere diceva le cose e io gli ribattevo…”.
“Con i miei rapporti sono riuscito a bloccare il sistema … il Consiglio di Stato ha dato ragione a me…”. Cosi’ Raffaele Pizza ostentava i suoi rapporti in una conversazione del 9 gennaio 2015 con Davide Tedesco, collaboratore di Angelino Alfano. La conversazione, intercettata, e’ allegata alla richiesta di arresto. Pizza si riferiva al ricorso che nel 2008 consenti’ la riammissione della lista Dc alle elezioni.