Il caso bonus Covid-19 continua a infiammare il dibatto tra i partiti. In attesa della conferma ufficiale dell’identita’ dei tre deputati che hanno richiesto e beneficiato dell’assegno di 600 euro destinato alle partite Iva, arriva il via libera de facto del Garante per la protezione dei dati personali, il quale precisa che la diffusione dei nomi non viola la privacy nei casi, come questo, “laddove da cio’ non possa evincersi, in particolare, una condizione di disagio economico-sociale dell’interessato”. E cio’ vale a maggior ragione rispetto a coloro che svolgono una “funzione pubblica”, aggiunge il Garante, che aprira’ un’istruttoria sulla metodologia seguita dall’Inps.
Al terzo giorno dallo scoppio dello ‘scandalo’, mentre il Movimento 5 stelle, che avrebbe un deputato coinvolto, attacca la Lega, il partito finora piu’ colpito, e’, pero’, soprattutto il presidente dell’Inps, Pasquale Tridico, a finire nel mirino. Forza Italia ne chiede le dimissioni. Mentre, nella maggioranza, Italia viva avanza la richiesta formale di audirlo in commissione Lavoro alla Camera, proposta che arriva anche da Fratelli d’Italia. “I parlamentari che chiedendo il bonus hanno completamente mancato di adempiere il mandato con ‘disciplina ed onore’ pagheranno un conto salato, prima di tutto reputazionale, come e’ giusto. Ma cosa e come paghera’ il presidente dell’Inps del M5s Tridico, che ha gestito questa opaca operazione di uso politico e partitocratico dei dati di una amministrazione pubblica?”, si chiede il segretario di Piu’ Europa Benedetto Della Vedova. “Una operazione di propaganda da regime in vista del referendum” sul taglio degli eletti, “che si qualifica per quello che e’: non una riforma della Costituzione, ma un attacco generalizzato al Parlamento e alla politica”.
Altri 2.000, tra amministratori locali, assessori e un conduttore tv, avrebbero approfittato del contributo. Tutto il mondo politico ha manifestato la propria indignazione di fronte alla vicenda. I deputati ricevono dai 12mila ai 14 mila euro di indennità e di fronte alle difficoltà di questi mesi sofferte da buona parte dei cittadini italiani la politica sta cercando di reagire. La questione che emerge è che non è stata trasgredita alcuna legge. In quanto tutti possessori di partita Iva, liberi professionisti, Cococo autonomi, avevano diritto di accedere all’indennità. L’istituto previdenziale guidato da Pasquale Tridico ha detto che i nomi non saranno diffusi.
“Si dovrebbero soltanto vergognare” Cosi’ il ministro dell’Interno Luciana Lamorgese intervenendo al Caffeina Festival, presso il castello di Santa Severa, in merito alle polemiche sul Bonus per le partite Iva richiesto da alcuni parlamentari della Repubblica.
Il Movimento 5 stelle (M5s) da anni chiede che i parlamentari si taglino lo stipendio, che vengano aboliti i vitalizi e che si riduca il numero dei legislatori: per questo motivo la vicenda dei “furbetti” del bonus sulle partite Iva non fanno fare una grande figura alla politica in questa fase di difficolta’ economica. Lo ha detto il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, in un video pubblicato su Facebook. “Ricordiamo che ci sono tanti padri e madri di famiglia che chiedevano quel bonus perche’ non riuscivano ad arrivare a fine mese e questo di sicuro non e’ un problema dei parlamentari. Noi dell’M5s chiediamo da anni che i parlamentari si taglino lo stipendio, abbiamo fatto la battaglia per i vitalizi e per il taglio dei parlamentari. Il referendum del 20 e 21 settembre durante i quali sarete chiamati a votare dovranno essere un segnale di sobrieta’”, ha detto Di Maio.
Clima teso nella Lega: tre dei cinque deputati che hanno richiesto il bonus apparterrebbero al partito di via Bellerio. Matteo Salvini ha parlato di “vergogna” che un parlamentare chieda i 600 euro, poi ha detto che è altrettanto vergognoso che “un decreto del governo lo permetta”.
Il governatore del Veneto Luca Zaia invoca, con forza, trasparenza: “Faccio un appello a tutte le forze politiche, lo dico veramente col cuore in mano: se cominciamo a trincerarci dietro la privacy, non ne veniamo più fuori. Resta questo sospetto strisciante tra tutta la comunità. Mi metto nei panni dei cittadini, che quando hanno un amministratore davanti non sanno se è uno del bonus oppure no. L’appello che faccio io, partendo dal Consiglio regionale, è che tutti chiariscano la loro posizione. Ci mettiamo poco a fare una sorta di ‘Me too’ per dire che ‘anch’io non l’ho fatto’. Il sentiment è pesante. I cittadini dicono: ‘Fuori i nomi’. Penso che debbano essere ascoltati. È fondamentale, viene meno sennò la credibilità di tutta la classe dirigente. Non esprimo giudizi, ognuno avrà le sue motivazioni. Mi fermo prima: o sì o no”.