Un accordo tra le parti per tenere le elezioni politiche e presidenziali in Libia il 10 dicembre e’ stato raggiunto alla conferenza internazionale sulla Libia, all’Eliseo. L’intesa comprende 8 punti, dedicati soprattutto al calendario e alle condizioni in cui dovra’ svolgersi il voto. Macron esulta e ringrazia l’Italia per ‘l’impegno esemplare’ sulla Libia.
I quattro principali protagonisti della crisi libica si sono impegnati a organizzare elezioni presidenziali e legislative il 10 dicembre, con l’obiettivo di portare stabilità nel loro Paese. Sette anni dopo l’intervento occidentale in Libia nel 2011, e la relativa caduta di Muammar Gheddafi, si sono incontrati a Parigi in una riunione che il presidente francese Emmanuel Macron ha definito “storica, seguita dall’insieme della comunità internazionale”, e “una tappa chiave per la riconciliazione”. All’Eliseo si sono incontrati, in presenza di una ventina di rappresentanti politici e di organizzazioni internazionali, il premier del governo di unità nazionale Fayez al-Sarraj, e il suo rivale maresciallo Khalifa Haftar. Si erano visti dieci mesi fa in Francia, il 25 luglio 2017. Con loro anche il presidente della Camera con sede a Tobruk, Aguila Salah, che non riconosce il governo di Tripoli, e il presidente del Consiglio di stato, equivalente al Senato di Tripoli, Khaled al-Mechri. “Ci siamo impegnati ad agire in modo costruttivo con le Nazioni unite, per organizzare elezioni affidabili e pacifiche” il 10 dicembre, e per “rispettarne i risultati”, hanno affermato nella dichiarazione concordata. Il testo è stato letto in arabo e approvato verbalmente dai quattro rappresentanti libici, su richiesta del presidente Macron, mentre non c’è stata firma davanti alle telecamere come era stato inizialmente previsto. “Quindi tutti lavorano assieme su questa base, ‘bravo’!”, ha affermato Macron. Una firma sarebbe stata complicata, per attori che “non si riconoscono reciprocamente”, ha ammesso lo stesso Macron, aggiungendo poi che, con un impegno davanti a 20 Paesi, “nessuno potrà dire non ero d’accordo”. Macron ha ammesso anche che restano “due grandi difficoltà”: il “rischio terrorismo”, legato soprattutto allo Stato islamico, e “l’insicurezza” che mina il Paese, con una miriade di milizie. Al-Sarraj ha chiesto di “metter fine ai combattimenti ovunque in Libia” e di scegliere “il dialogo”, perché “troppo sangue è già caduto”. I quattro libici si sono impegnati a trovare “una base costituzionale” per le elezioni entro il 16 giugno 2018. I responsabili di “ostruzione” al processo elettorale “dovranno renderne conto”, annuncia anche la dichiarazione. Secondo l’Eliseo, potranno essere oggetto di sanzioni Ue o Onu. Nella ‘roadmap’ sono previste la soppressione delle strutture parallele, tra cui il governo installato nell’est, e l’unificazione della Banca centrale così come delle forze di sicurezza.