Oggi pomeriggio nel duomo di Fermo si terranno i funerali di Emmanuel, il profugo nigeriano di 36 anni morto dopo la colluttazione col 39enne Amedeo Mancini; prevista la partecipazione anche di Boschi e Boldrini. “E’ stato ucciso dalle botte”, accusa don Albanesi. Mentre sui social compare l’hashtag ‘iostoconamedeo’, in nome della legittima difesa.
Un solo pugno tra la mandibola e il labbro inferiore, una pesante rima di frattura al cranio. E’ morto cosi’ Emmanuel Chidi Namdi, il profugo nigeriano di 36 anni colpito dall’ultra’ Amedeo Mancini dopo aver reagito agli insulti razzisti alla compagna. I funerali si terranno domani nel Duomo di Fermo, prendera’ parte la presidente della Camera Boldrini. Oggi in citta’ la protesta dei centri sociali.
E’ morto a causa di una frattura al cranio il nigeriano Emmanuel Chibi Namdi deceduto dopo una rissa nata a Fermo la scorsa settimana. Secondo quanto emerso il colpo, sferrato da Amedeo Mancini, in carcere con l’accusa di omicidio preterintenzionale con l’aggravante razzista, sarebbe stato forte ma non fortissimo. Sul colpo sono state rilevate anche un’abrasione al polso, un ematoma a un polpaccio, segni di unghiate. Intanto i funerali del profugo si terranno domani alle 18 nel Duomo. Parteciperà la presidente della Camera, Laura Boldrini.
Si terra’ lunedi’ 11 luglio, alla scadenza dei termini, l’udienza di convalida del fermo di Amedeo Mancini, l’ultra’ di destra fermano che ha ucciso il profugo nigeriano Emmanuel Chidi Namdi, durante una colluttazione seguita agli insulti (”scimmia africana”) che l’italiano aveva rivolto alla compagna del migrante. Lo ha reso noto l’avv. Francesco De Minicis, suo difensore. Secondo De Minicis, l’autopsia, condotta ieri dal medico legale Alessia Romanelli, avrebbe dimostrato che Emmanuel e’ stato ucciso da un pugno sferrato tra la mandibola e il labbro inferiore: e’ caduto a terra e ha riportato la frattura del cranio.
Lunedì ci sarà l’udienza di convalida del fermo di Amedeo Mancini, accusato di omicidio preterintenzionale con l’aggravante razzista. Secondo il suo avvocato, l’autopsia avrebbe dimostrato che Emmanuel è stato ucciso da un pugno sferrato tra la mandibola e il labbro inferiore: è caduto a terra e ha riportato la frattura del cranio. Poi l’emorragia cerebrale e il coma irreversibile. E don Albanesi, parlando dell’autopsia e delle possibili letture, torna ad attaccare:”Emmanuel è morto di botte, e si sta valutando l’ipotesi che non sia preterintenzionale perché stato sottoposto a una violenza infinita”. don Albanesi, capo della comunità di Capodarco nella quale era opistata la vittima, ha anche citato De Andrè. “Ad Emmanuel- ha detto hanno ‘cercato l’anima a forza di botte”.
”Le risultanze istruttorie sono in piena evoluzione, e qualunque valutazione espressa oggi e’ una valutazione di parte. I dati oggettivi sono i dati processuali, parleranno le carte, e la perizia sull’esame autoptico deve essere ancora depositata”. Lo dice all’ANSA l’avv. Letizia Astorri, difensore della vedova di Emmanuel Chidi Namdi, il profugo nigeriano ucciso dall’ultra’ di destra Amedeo Mancini. Il legale non vuole commentare le prime indiscrezioni sulle risultanze dell’autopsia, secondo cui il corpo di Emmanuel mostra le tracce di pugno non fortissimo incassato tra la mandibola e il labbro inferiore, una pesante rima di frattura al cranio, ma non altre lesioni importanti. ”I dati oggettivi sono due – osserva il legale, che nel pomeriggio terra’ una conferenza stampa a Fermo -, una provocazione (Mancini che chiama la compagna di Emmanuel ”scimmia africana” ndr) e la morte del ragazzo”. ”Faremo di tutto perche’ la verita’ sia accertata, in piena collaborazione con la magistratura”.
“Chi e’ il mio prossimo?” e’ la domanda che domenica 10 luglio, in tutte le Chiese del mondo, ci sentiremo proporre dal Vangelo di Luca. Gesu’ rispondera’ con la parabola del Buon Samaritano, noi penseremo ad Emmanuel Chidi Nnamdi barbaramente assassinato a Fermo. Penseremo a Chinyery, la sua compagna. Penseremo a tutti gli immigrati e i rifugiati che arrivano da noi in cerca di un futuro per loro e le loro famiglie”. Questo l’ivito della Caritas di Roma “a pregare affinche’ il Signore ci dia la capacita’ di riconoscerlo in questi nostri fratelli e ricorderemo Emmanuel e Chinyery nella celebrazione eucaristica che si svolgera’ domenica, alle ore 10.30, nella chiesa della Cittadella della Carita’ – Santa Giacinta”. E’ l’invito di monsignor Enrico Feroci, direttore della Caritas di Roma, “a ricordare nella preghiera in tutte le parrocchie Emmanuel, affidandolo al Padre; la sua compagna Chinyery, affinche’ abbia la forza per affrontare questa tragedia; la nostra Chiesa, perche’ abbia la sensibilita’ e la sapienza di riconoscere il volto di Cristo nei tanti rifugiati che chiedono aiuto; il nostro Paese, perche’ abbia il coraggio di politiche di accoglienza inclusive, programmatiche, solidali e attente alla persona; i politici, perche’ siano rispettosi delle sofferenze di uomini e donne stremati che con tanta dignita’ affrontano enormi difficolta’, dignita’ che manca a quanti urlano fomentando paura, odio e rancore”. “Conoscere la storia di Emmanuel e Chinyery – continua il direttore della Caritas – in fuga dai terroristi di Boko Haram, deve farci riflettere su chi siano gli uomini, le donne e i bambini che chiedono aiuto: i drammi da cui fuggono, le difficolta’ che affrontano, le perdite subite, le violazioni nei loro corpi e le ferite invisibili nelle loro anime. Il razzismo non e’ soltanto uccidere, ferire e umiliare: il razzismo e’ ignorare, rifiutare di conoscere, rimuovere e non creare relazioni. Se non ci fosse stata questa tragedia, ci saremmo interessati della storia di dolore nella vita di Emmanuel e Chinyery? Compito delle comunita’ cristiane e di ognuno e’ quello di favorire questa conoscenza: solo cosi’ potremo prevenire la violenza, spesso provocata dalla poverta’ di tanti uomini e donne manipolati da professionisti del terrore”.