GRASSO: NON HO TITOLO PER TRATTARE. D’ALEMA: STRADA TRACCIATA
Giornata densa d’impegni per il mediatore delegato del Pd Piero Fassino, che ha incontrato il presidente del Senato Pietro Grasso e la presidente della Camera Laura Boldrini. Nei prossimi giorni vedra’ Romano Prodi, che intanto e’ stato a pranzo con Dario Franceschini e Maurizio Martina a Bologna. Grasso afferma di non rappresentare ‘alcun soggetto politico’: ‘Non ho titolo per discutere di alleanze e coalizioni’. Campo progressista intanto chiarisce: ‘Non c’e’ unita’ senza discontinuita”. E in una telefonata con lo stesso Fassino, D’Alema avrebbe chiuso su possibili alleanze spiegando che ‘il percorso e’ gia’ tracciato’.
“Sono ottimista per natura”. Piero Fassinosi è gettato a capofitto nella missione di tessere la tela delle alleanze alla sinistra del Pd. Nel suo primo giorno di incontri, l’ex segretario Ds ha messo in fila una serie di faccia a faccia con un primo gruppo di forze politiche (Riccardo Nencini per il Psi, Ignazio Messima per Idv, Andrea Olivero per Democrazia solidale) e con i presidenti delle Camere. Dall’altra parte, Lorenzo Guerini ha continuato anche oggi a tenere i contatti con l’area moderata, incontrando Maurizio Lupi (Ap), Lorenzo Dellai e Olivero (Democrazia solidale), Gianpiero D’Alia e Gian Luca Galletti (Centristi per l’Europa) e sentendo al telefono Pier Ferdinando Casini. Il coordinatore dem ha in agenda una telefonata anche con Angelino Alfano. Degli esiti degli incontri con i moderati si riesce a sapere poco, solo che ci sarebbe stato un sostanziale via libera al progetto di coalizione con il Pd. Solo con Ap la questione resta ancora aperta, anche se un alto dirigente dem in serata era pronto a scommettere che “alla fine andranno da soli e poi si vedrà dopo il voto. Altrimenti si spacca il partito”. Tornando alla sinistra del Pd, Fassino ha avuto invece “piena disponibilità a lavorare insieme per realizzare un’alleanza di centrosinistra larga, unita e inclusiva”, come ha detto lui stesso.
Diverso il discorso di Pietro Grasso e Laura Boldrini. “Un incontro interlocutorio”, l’ha definito sempre Fassino rispettando il ruolo istituzionale dei due presidenti: “Ho ascoltato con interesse le loro valutazioni di cui terrò conto”. Sui faccia a faccia con i vertici del Parlamento non ci sono molte indiscrezioni, solo per quel che riguarda la Boldrini dal Nazareno è trapelato un giudizio positivo: “Non c’è stata una chiusura”. La presidente della Camera, però, avrebbe posto “con forza” alcuni temi: lavoro, migranti, diritti (con l’impegno per leggi come lo ius soli l’omofobia). Il lavoro dello sherpa di Renzi non è ancora chiuso e presto vedrà Giuliano Pisapia e soprattutto Romano Prodi. Sull’esito delle relazioni con l’ex sindaco di Milano, il Nazareno si dice ottimista: “Alla fine l’intesa si farà”, è il ragionamento di un dirigente dem. “Bene l’apertura del Pd, ma c’è ancora molto da fare”, ha intanto fatto sapere formalmente Campo progressista. Ma il vero nodo resta il rapporto con SI, Possibile e Mdp. “Per me è no”, ha detto oggi Pippo Civati a proposito della risposta da dare alle ‘avances’ di Fassino.
Sul fronte Mdp, Fassino ha avuto ieri un colloquio telefonico con Massimo D’Alema, che ha detto all’ex segretario dei Ds di parlare della questione intese con il coordinatore di Articolo 1 Roberto Speranza. D’Alema, però, avrebbe chiarito che per lui il percorso è ormai tracciato. Una linea confermata nei fatti dalle parole di Pier Luigi Bersani: la trattativa per la coalizione “è teatro. C’è un pezzo di popolo del centrosinistra che non ne vuol sapere di Renzi e della sua arroganza”. Fassino, da parte sua, ha confermato l’incontro con Mdp “nei prossimi giorni” e ha continuato a offrire appigli agli ex compagni: “Non siamo chiamati a dare un giudizio su come abbiamo governato ma a scrivere un programma con cui presentarci agli elettori. Nel fare questo si può andare oltre introducendo le correzione necessarie”. Dal treno Pd, Matteo Renzi segue la situazione: “Fassinoha pieno mandato. La volontà di fare una coalizione larga è serio”, ha spiegato a chi oggi gli ha chiesto lumi. Il leader dem continua a tenere la linea espressa in Direzione: “Non vendo la pelle per vincere le elezioni. Se mi chiedono di rinnegare il JobsAct, dico di no. Se Mdp c’è, bene. Se no, noi ce la facciamo lo stesso, siamo sempre al 30% e 200 seggi il Pd li porta a casa”.