L’Italia, cosi’ come la Francia e il Portogallo, dovrebbe approfittare dell’attuale ripresa per avviare il debito su una traiettoria di riduzione. E dovrebbe continuare sulla strada delle riforme, con priorita’ all’aumento della concorrenza nei mercati dei servizi e dei prodotti, afferma il Fmi.
Il recupero dell’area dell’euro si e’ rafforzato nel corso dell’ultimo anno, portando con se’ piu’ posti di lavoro e opportunita’. E’ quanto afferma il Fmi nell’Article IV su Eurolandia sottolineando come tutti i membri dell’eurozona stiano condividendo il recupero pur con delle differenze nei tassi di crescita tra i vari paesi che tuttavia, sono al loro livello piu’ basso dal lancio dell’euro nel 1999. Ma anche quando l’economia della moneta unica raccoglie slancio, “si trova ancora di fronte gli ostacoli di un alto pubblico”: debito che in alcuni Stati, “porta alla mancanza di convergenza tra i livelli di reddito e la necessita’ di ridurre gli squilibri che si sono sviluppati prima della crisi”. Il superamento di queste esigenze richiede ulteriori riforme, secondo il Fmi nonostante il recupero si stia comunque “consolidando e diventi ampio. La riduzione dei prezzi dell’energia, le politiche di sostegno, i mercati del lavoro piu’ forti e il recupero della crescita del credito hanno aumentato la domanda interna, in particolare il consumo privato – scrive il Fmi -. La prospettiva a breve termine e’ favorevole, con una crescita del 1,9 per cento prevista nel 2017 e dell’1,7 per cento nel 2018″. Mentre l’inflazione e’ salita nella prima meta’ del 2017 a causa dei prezzi dell’energia piu’ elevati, l’inflazione di base “e’ rimasta persistente” e dovrebbe attestarsi “all’1,6 per cento quest’anno e all’1,5 per cento nel 2018, ben al di sotto dell’obiettivo di stabilita’ dei prezzi a medio termine della Bce”. Cala invece la disoccupazione. Il Fmiprevede una flessione al 9,2% nel 2017 dal 10,0% del 2016. Il trend di ribasso proseguira’ negli anni successivi, con il tasso di disoccupazione che scendera’ all’8,8% nel 2018 e all’8,5% nel 2019.
Nonostante il recupero, un certo numero di paesi dell’area dell’euro – Grecia, Italia e Portogallo – hanno ancora un alto debito pubblico. “Questi paesi hanno limitati tassi di contenimento contro gli shock economici e potrebbero affrontare maggiori costi di finanziamento quando l’attuale stimolo monetario verra’ gradualmente ridotto, ad esempio attraverso l’abbassamento dei prestiti obbligazionari da parte della Banca centrale europea”. Per questo tali paesi dovrebbero” riuscire ora mettere su un “percorso in discesa” i loro rapporti debito pubblico-Pil. Per quanto riguarda l’Italia nello specifico, si dovrebbe continuare sulla strada delle riforme, dando priorita’ “all’aumento della concorrenza” nei servizi e nei prodotti e a una maggiore efficienza del settore pubblico, allineando i salari “alla produttivita’” e continuando le riforme sulla giustizia civile. Inoltre “potrebbe razionalizzare le spese fiscali, ampliare la base imponibile e attuare una tassa moderna su proprieta’ immobiliari per ridurre il cuneo fiscale”. Secondo il Fondo monetario internazionale il pil italiano tornera’ ai livelli pre-crisi alla meta’ degli anni 2020.