Il presidente statunitense Donald Trump ha concesso una breve intervista alla CNN, rilasciando dichiarazioni forti sul futuro di Gaza. Trump ha messo Hamas di fronte a un aut-aut: se l’organizzazione si rifiuterà di deporre le armi, Israele riprenderà l’azione militare.
Il tycoon ha sostenuto di aver “dovuto trattenere” l’esercito israeliano per giungere all’attuale accordo di cessate il fuoco, ma è pronto a riconsiderare la ripresa delle operazioni a Gaza se l’organizzazione palestinese non rispetterà i termini dell’intesa. “Se Israele potesse entrare e farli fuori, lo farebbe”, ha affermato. Trump ha aggiunto che la situazione con Hamas “verrà chiarita rapidamente”, anche riguardo alle presunte violenze avvenute dopo l’entrata in vigore della tregua.
Un punto cruciale del dibattito riguarda le esecuzioni sommarie segnalate a Gaza, che Hamas avrebbe compiuto contro decine di palestinesi accusati di appartenere a bande rivali o di collaborare con Israele.
Interrogato sulla possibilità che Hamas stia uccidendo palestinesi innocenti, Trump ha risposto: “Sto facendo ricerche al riguardo. Lo scopriremo. Potrebbe trattarsi di bande criminali”. La linea dell’Amministrazione, tuttavia, è cauta, mentre il comandante delle forze statunitensi in Medio Oriente, Brad Cooper, ha esplicitamente chiesto ad Hamas di “cessare di prendere di mira civili palestinesi innocenti”.
Nel frattempo, un alto consigliere di Trump, parlando in condizione di anonimato, ha rivelato che gli Stati Uniti stanno collaborando con Israele per istituire una zona sicura all’interno delle aree ancora controllate dalle IDF. Questa safe zone, situata “dietro la Linea Gialla”, servirebbe da rifugio per i civili palestinesi che temono ritorsioni da parte di Hamas.
L’Amministrazione USA nega che Hamas stia violando l’accordo di cessate il fuoco, in particolare sul fronte della restituzione dei corpi degli ostaggi morti. Funzionari senior hanno spiegato che il recupero dei corpi era previsto come un processo lungo, dato che è potuto iniziare solo dopo la fine dei combattimenti.
“L’accordo che avevamo con loro era che avremmo liberato tutti gli ostaggi vivi, e loro hanno rispettato l’accordo”, ha dichiarato un consigliere. La difficoltà nel recupero è data dalla quantità “enormemente superiore” di detriti a Gaza rispetto all’attentato dell’11 settembre, oltre alla presenza di ordigni inesplosi.
Anche le Brigate Al Qassam, ala militare di Hamas, hanno confermato di aver rispettato pienamente i termini dell’accordo, consegnando tutti i prigionieri vivi e i corpi a cui hanno potuto accedere. Hanno inoltre sottolineato le notevoli difficoltà logistiche nel recupero dei corpi rimanenti, che richiede “sforzi significativi e attrezzature speciali”.
Per quanto riguarda la smilitarizzazione di Gaza, sia i funzionari statunitensi che i mediatori arabi ritengono che la dinamica sia “molto complessa”. “Non è realistico pensare che tutti entrino, abbassino le braccia e dicano: ‘Ecco fatto'”, ha spiegato un consigliere di Trump, aggiungendo che l’obiettivo richiede che si trovi un modo affinché “tutti si sentano al sicuro”, data la paura di ritorsioni interne anche tra membri di Hamas.