Obiettivo prioritario lo scambio di ostaggi, mentre Tel Aviv esclude i ‘big’ del terrore dalle liste di rilascio. Continuano i raid Idf su Gaza.
Sono ufficialmente iniziati a Sharm el-Sheikh, in Egitto, i negoziati indiretti tra Israele e Hamas per una tregua e lo scambio di ostaggi nella Striscia di Gaza. I colloqui, mediati da USA, Egitto e Qatar, si svolgono in un clima di estrema riservatezza, ma la Casa Bianca spinge per una rapida conclusione. L’ex presidente statunitense Donald Trump ha esercitato un forte pressing, chiedendo che “la prima fase dei colloqui sia completata questa settimana” e invitando “tutti ad agire velocemente”.
Mentre il negoziato entra nel vivo, l’Idf (Forze di Difesa Israeliane) continua a condurre raid su Gaza, spiegando di aver colpito “diverse cellule di terroristi pronte ad attaccare le truppe”.
Israele ha inviato un team di medio livello guidato dal vice direttore del Mossad e il vice dello Shin Bet, in attesa che i vertici, tra cui il capo del Mossad David Barnea e il consigliere Ron Dermer, si uniscano alle discussioni dopo la fase iniziale, in presenza anche dell’inviato speciale Steve Witkoff e di Jared Kushner.
La priorità per gli Stati Uniti e Israele resta il rilascio degli ostaggi. Tuttavia, sul fronte dello scambio di prigionieri, il premier Benjamin Netanyahu ha già messo dei paletti. Secondo fonti giornalistiche, Hamas avrebbe chiesto il rilascio di sette detenuti di alto profilo, i cosiddetti “big seven”, tra cui Marwan Barghouti e Ahmed Saadat. Netanyahu ha categoricamente escluso che “i simboli del terrore” come Barghouti facciano parte di qualsiasi fase dell’accordo, una posizione ribadita al ministro di ultradestra Itamar Ben Gvir.
Israele si dice pronto a rilasciare fino a 250 ergastolani su 280, oltre a circa 1.700 detenuti arrestati dopo il 7 ottobre.
Hamas, per parte sua, ha ribadito la necessità di garanzie per un cessate il fuoco duraturo e ha richiesto modifiche sul ritiro dell’Idf da Gaza, prima di discutere di disarmo o di esilio.
Nonostante la cautela ufficiale, fonti della tv Kan riferiscono di un grande ottimismo a Washington e Gerusalemme, con la speranza di finalizzare un accordo per il rilascio degli ostaggi già entro la prossima domenica.
Parallelamente ai negoziati, una rivelazione di Cbs News scuote lo scenario politico. Il network ha riferito che fu direttamente il Premier Netanyahu ad approvare un attacco con droni e ordigni incendiari contro due imbarcazioni della Flotilla umanitaria diretta a Gaza, che in quel momento si trovavano ormeggiate in Tunisia.
Nel frattempo, Israele ha espulso 171 attivisti che facevano parte della spedizione della Flotilla. Tra questi, sono rientrati stasera gli ultimi 15 italiani. Tra i rilasciati figura anche l’attivista svedese Greta Thunberg, che ha denunciato i maltrattamenti in detenzione, pur sottolineando: “A Gaza c’è un genocidio”.
La tensione resta alta in Israele e a livello internazionale. Domani ricorre il secondo anniversario del 7 ottobre, con il Ghetto ebraico e gli altri luoghi di cultura ebraica a Roma posti sotto stretta sorveglianza.