MA LA LOTTA ALLA MAFIA NON E’ FINITA
Toto’ Riina e’ morto all’eta’ di 87 anni, di cui 24 passati al 41 bis, nel reparto detenuti dell’ospedale di Parma. Il nome del boss che fece guerra allo Stato e’ legato ad alcuni dei piu’ clamorosi attacchi mafiosi, fino alle stragi di Capaci e via D’Amelio. Per gli inquirenti, Riina era ancora alla guida di Cosa Nostra. Il nuovo procuratore nazionale antimafia Cafiero de Raho: e’ finita un’era, quella delle stragi, ma la lotta alla mafia prosegue. Maria Falcone: non gioisco ma non perdono. Dal ‘papello’ alla trattativa Stato-mafia, e il mistero del blitz rinviato nel suo covo. La Cei: non pensabile un funerale pubblico. Post e commenti di cordoglio: dalla rosa nera della figlia Maria Concetta al lutto del genero, Fb li rimuove.
E’ morto alle 3.37 nel reparto detenuti dell’ospedale di Parma il boss Toto’ Riina. Ieri aveva compiuto 87 anni. Operato due volte nelle scorse settimane, dopo l’ultimo intervento era entrato in coma.Arrestato il 15 gennaio del 1993 dopo 24 anni di latitanza, era ancora considerato dagli inquirenti il capo indiscusso di Cosa nostra. A luglio il tribunale di sorveglianza aveva rigettato la richiesta di differimento della pena perche’ assistito ‘con attenzione’ in carcere. Il ministro Orlando, col parere positivo della Procura antimafia, aveva firmato il permesso per consentire ai figli di stargli vicino.
Riina era malato da anni, ma negli ultimi tempi le sue condizioni erano peggiorate tanto da indurre i legali a chiedere un differimento di pena per motivi di salute. Istanza che il tribunale di Sorveglianza di Bologna ha respinto a luglio. Ieri, quando ormai era chiaro che le sue condizioni erano disperate, il ministro della Giustizia ha concesso ai familiari un incontro straordinario col boss. Riina stava scontando 26 condanne all’ergastolo per decine di omicidi e stragi tra le quali quella di viale Lazio, gli attentati del ’92 in cui persero la vita Falcone e Borsellino e quelli del ’93, nel Continente. Sua la scelta di lanciare un’offensiva armata contro lo Stato nei primi anni ’90. Mai avuto un cenno di pentimento, irredimibile fino alla fine, solo tre anni fa, dal carcere parlando con un co-detenuto, si vantava dell’omicidio di Falcone e continuava a minacciare di morte i magistrati. A febbraio scorso, parlando con la moglie in carcere diceva: “sono sempre Toto’ Riina, farei anche 3.000 anni di carcere”. L’ultimo processo a suo carico, ancora in corso, era quello sulla cosiddetta trattativa Stato-mafia, in cui e’ imputato di minaccia a Corpo politico dello Stato. Ieri, nel giorno del suo 87esimo compleanno, il figlio Giuseppe Salvatore, che ha scontato una pena di 8 anni per mafia, ha pubblicato un post di auguri su FB per il padre.
“Per me tu non sei Totò Riina, sei il mio papà. E in questo giorno per me triste ma importante ti auguro buon compleanno papà. Ti voglio bene, tuo Salvo”. É questo il commento che il figlio del boss Salvo ha scritto sulla sua pagina Facebook. Terzogenito dei quattro figli e Ninetta Bagarella, Salvo ha ricevuto centinaia di like e commenti.
A luglio scorso il tribunale di sorveglianza di Bologna aveva rigettato la richiesta di differimento della pena per Toto’ Riina, avanzata dai suoi legali. Il capo dei capi di Cosa nostra era rimasto nel reparto detenuti dell’ospedale di Parma in regime di 41 bis. I giudici hanno ritenuto che il boss 87enne fosse curato nel migliore dei modi nell’ospedale emiliano. La decisione aveva fatto seguito al provvedimento con cui la Cassazione aveva chiesto alla Sorveglianza di motivare meglio la compatibilita’ con il regime carcerario del boss malato. Secondo i magistrati Riina e’ stato assistito quotidianamente con estrema attenzione e rispetto della sua volonta’, al pari di qualsiasi altra persona che versi in analoghe condizioni fisiche.
Riina stava scontando 26 condanne all’ergastolo per decine di omicidi e stragi tra le quali quella di viale Lazio, gli attentati del ’92 in cui persero la vita Falcone e Borsellino e quelli del ’93, nel Continente. Sua la scelta di lanciare un’offensiva armata contro lo Stato nei primi anni ’90. Mai avuto un cenno di pentimento, irredimibile fino alla fine, solo tre anni fa, dal carcere parlando con un co-detenuto, si vantava dell’omicidio di Falcone e continuava a minacciare di morte i magistrati. L’ultimo processo a suo carico, ancora in corso, e’ stato quello sulla cosiddetta trattativa Stato-mafia, in cui era imputato di minaccia a Corpo politico dello Stato. Nelle ultime settimane Riina e’ stato operato due volte. I medici hanno da subito avvertito che difficilmente il boss,le cui condizioni erano da anni compromesse, avrebbe superato gli interventi.
“Penso in questo momento al monito di Giovanni Paolo II ai mafiosi: ‘Pentitevi un giorno arrivera’ il Giudizio di Dio’, nel quale non e’ prevista la facolta’ di non rispondere”. Lo afferma l’ex sindaco di Corleone Pippo Cipriani commentando le notizie sul boss Toto’ Riina. Cipriani nei primi anni duemila tento’ di scrollare di dosso dal comune che amministrava il marchio che gli derivava per avere dato i natali ai boss Riina, Provenzano, Liggio. La sintesi del percorso di rinnovamento passo’ attraverso l’intitolazione della piazza principale a Falcone e Borsellino, la creazione di un centro multimediale antimafia, il catalogo Benetton con le foto di giovani simboli del rinnovamento distribuite in milioni di copie in tutto il mondo, il centro di documentazione sulla criminalita’. All’inaugurazione intervenne il 12 dicembre del 2000 l’allora presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi.