Il Ministro si difende in Aula: «Ho dormito in un bunker, ma non ho mai lasciato il comando». L’opposizione attacca: «Imbarazzante». Gelo a Palazzo Chigi, Meloni: «Ha continuato a lavorare».
«Forse ho sbagliato, chiedo scusa. Ma lì c’erano i miei figli e volevo restare con loro». È un Guido Crosetto inedito, sospeso tra il ruolo di vertice militare e quello di padre, quello che si è presentato ieri in Commissione per rispondere alle polemiche sulla sua presenza negli Emirati Arabi durante l’esplosione del conflitto in Iran. Due ore di audizione per smontare l’accusa di una “vacanza fuori tempo massimo” mentre il Medio Oriente andava in fiamme.
Il racconto: «In un bunker per rassicurare gli italiani»
Il titolare della Difesa ha ricostruito minuto per minuto le ore dell’attacco. Nessun “blocco” forzato dai bombardamenti, ma una scelta deliberata: «Restare lì è stata una mia decisione», ha ammesso, spiegando di aver passato la notte in un rifugio e la giornata successiva a coordinare i soccorsi per i connazionali presenti a Dubai.
Crosetto ha poi rivelato un dettaglio privato: dopo aver messo in salvo i figli a Mascate (Oman) con un mezzo privato, è rientrato in Italia da solo. «L’aereo era mezzo vuoto, ma non li ho caricati. Sarebbe stato istituzionalmente sbagliato: rientreranno con i mezzi a disposizione di tutti gli altri cittadini».
Lo scontro con Conte e il sospetto del “gelo” con la Premier
Le scuse non hanno però ammorbidito le opposizioni. Giuseppe Conte (M5S) ha incalzato il ministro sulla natura del viaggio: «Prima privato, poi istituzionale per incontrare un collega emiratino, poi fuga per salvare la famiglia: non ci sentiamo tutelati». Anche Riccardo Magi (+Europa) ha definito «imbarazzante» la doppia informativa.
Ma il vero nodo è politico e riguarda i rapporti con Giorgia Meloni. Negli ambienti della maggioranza si sussurra di una Premier “irritata” per la sortita del suo fedelissimo. La difesa di Meloni in TV («Crosetto non ha mai smesso di fare il suo lavoro») è stata letta da molti osservatori come una “difesa d’ufficio” piuttosto fredda, segno che la vicenda ha creato più di un imbarazzo a Palazzo Chigi.
«Nessuno sapeva dell’attacco»
A sua discolpa, Crosetto ha ribadito un punto fermo: l’imprevedibilità dell’azione americana. «Nessun collega europeo sapeva nulla. Ho scritto a tutti, il buio era totale», ha spiegato, citando come prova il fatto che perfino il Segretario di Stato USA, Marco Rubio, fosse atteso in Israele proprio nelle ore dell’attacco. «Non ho mai perso di vista un solo soldato italiano», ha concluso il ministro, rivendicando la piena operatività garantita dai sistemi di comunicazione sicuri.
La difesa del Ministro in 3 punti
- L’imprevisto: Nessuna intelligence alleata era stata avvisata da Washington dell’operazione “Epic Fury”.
- Operatività: Connessione costante con lo Stato Maggiore della Difesa e monitoraggio dei contingenti all’estero.
- Etica: Rientro in Italia senza utilizzare i voli di Stato per i familiari, rimasti nell’area per non usufruire di corsie preferenziali.