Scintille Tajani-Conte: «Va in missione col cappello Maga?». La premier in TV: «Stagione di caos figlia dell’invasione russa in Ucraina». Crosetto: «Basi USA? Nessun uso offensivo».
Non sono bastate tre ore di audizione blindata al Senato dei ministri Tajani e Crosetto per placare la tempesta politica che agita i palazzi romani. Mentre il Medio Oriente brucia sotto i colpi dell’operazione “Epic Fury”, a Roma si consuma una delle giornate più tese della legislatura. Il fronte delle opposizioni, compatto, ha inviato una lettera formale ai presidenti di Camera e Senato: «La gravità della situazione esige che sia Giorgia Meloni a riferire in Aula, non i suoi delegati».
La linea della Premier: «Il caos parte da Kiev»
Mentre i suoi ministri affrontavano i marosi di Palazzo Madama, la Presidente del Consiglio ha affidato la sua linea a un intervento televisivo. Per Meloni, l’attuale escalation in Iran non è un evento isolato ma l’ultima metastasi di una «crisi del diritto internazionale» che ha un unico responsabile: Vladimir Putin. «Questa stagione di caos è figlia dell’invasione dell’Ucraina», ha scandito la premier, rivolgendo poi un appello a Teheran affinché fermi gli «attacchi ingiustificati» nel Golfo per evitare che il conflitto dilaghi.
Il duello: «Giuseppi» vs «Tony»
Il momento di massima tensione si è registrato durante il botta e risposta tra il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, e il leader del M5S, Giuseppe Conte. L’ex premier ha attaccato frontalmente l’esecutivo, accusandolo di eccessiva sudditanza verso Donald Trump: «Qual è il vostro atteggiamento verso gli USA? Andiamo a Washington col cappello “Maga” in mano?».
La replica di Tajani è stata veemente, costringendo Stefania Craxi (pres. Commissione Esteri) a intervenire per evitare la sospensione della seduta: «Non ho nulla di cui vergognarmi. Trump non mi ha mai chiamato Tony, a lei invece chiamava Giuseppi», ha rintuzzato il ministro, respingendo poi le accuse di Conte sui soldati italiani «nascosti nei bunker» in Libano: «Sono al sicuro, dovrebbero forse stare fuori a farsi ammazzare?».
Italiani bloccati e il nodo delle basi
Il ministro della Difesa, Guido Crosetto, ha dovuto rispondere sul delicato tema dei connazionali rimasti intrappolati non solo nel Golfo, ma in tutto l’Oriente (dalle Maldive alla Thailandia) a causa del blocco dei voli. Sul fronte militare, Crosetto ha cercato di rassicurare:
- Uso delle basi: «Gli USA non hanno chiesto le basi per azioni cinetiche (attacchi, ndr)».
- Supporto al Golfo: Esiste una richiesta di aiuto dai Paesi arabi, ma riguarda «logistica e difesa, non armi».
- Niente truppe: Matteo Salvini ha blindato la linea della Lega: «Nessun invio di soldati, né in Iran né in Ucraina».
Tuttavia, Crosetto ha lanciato un monito: gli scenari mutano rapidamente e l’Italia potrebbe dover «riflettere sugli strumenti» che regolano la partecipazione alle missioni internazionali, lasciando intendere che l’impegno italiano potrebbe presto dover cambiare pelle.