Non siamo lavoratori subordinati dell’ultima categoria dei metalmeccanici! Da uno a dieci noi chi siamo?”. A pronunciare la frase, qualche giorno fa, è stato un deputato di Sel, ex Pci e Rifondazione Comunista, Arcangelo Sannicandro, avvocato e deputato pugliese. In aula si discuteva sul taglio dell’indennità di carica dei deputati da 10mila euro lordi a 5mila. La citazione delle tute blu da parte di un parlamentare di Sel, ex comunista, ha sollevato un mare di polemiche. Al punto che lo stesso Sannicandro è dovuto intervenire su Facebook per chiarire il senso delle sue parole. “Tentavo di stabilire alcuni dati essenziali per affrontare il problema dell’indennità di carica dei deputati in modo oggettivo e non demagogico. Ho chiarito preliminarmente una ovvietà che è scomparsa dal lessico e dall’orizzonte culturale di tanti sia a destra che a sinistra, e cioè che i deputati e i senatori non sono lavoratori subordinati né autonomi. E cioè non sono operai, impiegati, artigiani, commercianti o liberi professionisti. Così come dice la Costituzione siamo rappresentanti attraverso cui il popolo esercita la sua sovranità. Se ciò non fosse sufficientemente chiaro, aggiungo che i deputati non sono assicurati né all’Inps e né all’Inail e né ricevono le prestazioni da questi all’occorrenza erogate, né sono inquadrati in un contratto collettivo nazionale”.
E ancora: “Della mia professione voglio solo ricordare che è stata esercitata solo e sempre dalla parte dei lavoratori, anche metalmeccanici, insensibile alle lusinghe e non intimidito da pesanti minacce. Comprendo la malafede e la disonestà intellettuale degli avversari politici, ma mi sorprende la superficialità con cui vengono recepite le strumentalizzazioni da parte di coloro che dovrebbero essere adusi ad avvertirle immediatamente”. Ma la precisazione di Sannicandro non è bastata a placare le polemiche.