LA POLONIA FIRMA LA DICHIARAZIONE. MASSIMA ALLERTA SUI CORTEI
L’Europa non deve ridurre ‘gli ideali fondativi dell’Unione alle necessita’ produttive, economiche e finanziarie’, piuttosto deve puntare ‘ai valori’, mettendo al centro ‘l’uomo’. E’ il monito che il Papa lancia ai leader dell’Ue ricevuti in Vaticano alla vigilia della celebrazione dei 60 anni dei Trattati di Roma. ‘Si e’ persa la memoria della fatica fatta per far cadere il Muro’, dice e avverte che ‘la solidarieta’ e’ l’antidoto del populismo’. ‘L’Unione deve ripartire da lavoro e welfare’, dice Gentiloni. mentre Juncker segnala la distanza da ridurre tra le istituzioni europee e le persone. ‘Una Ue instabile senza passi avanti non dura’, dice il presidente della Repubblica Mattarella.
“L’Europa ritrova speranza nella solidarietà, che è anche il più efficace antidoto ai moderni populismi”: così PAPA Francesco, nel discorso in Vaticano ai capi di stato e di governo dell’Unione Europea, in occasione del 60° anniversario della firma dei Trattati di Roma. Una solidarietà che è quanto mai è quanto mai necessaria oggi, secondo il Pontefice, davanti “alle spinte centrifughe come pure alla tentazione di ridurre gli ideali fondativi dell’Unione alle necessità produttive, economiche e finanziarie”. “La solidarietà – spiega – non è un buon proposito: è caratterizzata da fatti e gesti concreti, che avvicinano al prossimo, in qualunque condizione si trovi. Al contrario, i populismi fioriscono proprio dall’egoismo, che chiude in un cerchio ristretto e soffocante e che non consente di superare la limitatezza dei propri pensieri e ‘guardare oltre’. Occorre ricominciare a pensare in modo europeo, per scongiurare il pericolo opposto di una grigia uniformità, ovvero il trionfo dei particolarismi. Alla politica spetta tale leadership ideale, che eviti di far leva sulle emozioni per guadagnare consenso, ma piuttosto elabori, in uno spirito di solidarietà e sussidiarietà, politiche che facciano crescere tutta quanta l’Unione in uno sviluppo armonico, così che chi riesce a correre più in fretta possa tendere la mano a chi va più piano e chi fa più fatica sia teso a raggiungere chi è in testa”.
“In un mondo che conosceva bene il dramma di muri e divisioni – ricorda il PAPA in un discorso tra passato e presente -, era ben chiara l’importanza di lavorare per un’Europa unita e aperta e la comune volontà di adoperarsi per rimuovere quell’innaturale barriera che dal Mar Baltico all’Adriatico divideva il continente. Tanto si faticò per far cadere quel muro! Eppure oggi si è persa la memoria della fatica. Si è persa pure la consapevolezza del dramma di famiglie separate, della povertà e della miseria che quella divisione provocò. Laddove generazioni ambivano a veder cadere i segni di una forzata inimicizia, ora si discute di come lasciare fuori i ‘pericoli’ del nostro tempo: a partire dalla lunga colonna di donne, uomini e bambini, in fuga da guerra e povertà, che chiedono solo la possibilità di un avvenire per sé e per i propri cari”. PAPA Francesco sottolinea poi che “non ci si può limitare a gestire la grave crisi migratoria di questi anni come fosse solo un problema numerico, economico o di sicurezza. La questione migratoria pone una domanda più profonda, che è anzitutto culturale. Quale cultura propone l’Europa oggi? La paura che spesso si avverte trova, infatti, nella perdita d’ideali la sua causa più radicale. Senza una vera prospettiva ideale si finisce per essere dominati dal timore che l’altro ci strappi dalle abitudini consolidate, ci privi dei confort acquisiti, metta in qualche modo in discussione uno stile di vita fatto troppo spesso solo di benessere materiale. Al contrario, la ricchezza dell’Europa è sempre stata la sua apertura spirituale e la capacità di porsi domande fondamentali sul senso dell’esistenza”.

