TWEET DEL PRESIDENTE, ‘HILLARY E DEM PAGARONO PER IL DOSSIER’
Nuovo, durissimo attacco del presidente degli Stati Uniti Donald Trump contro l’Fbi ed i vertici del Dipartimento alla giustizia, accusati di avere ‘politicizzato le indagini a favore de democratici e contro i repubblicani’. Trump ha mosso l’attacco, che apre di fatto uno scontro istituzionale, con un post su twitter nel quale definisce la situazione ‘impensabile solo poco tempo fa’. Trump ha anche ritwittato il post dell’attivista conservatore Tom Fitton secondo cui ‘Hillary Clinton e il partito democratico avevano dato soldi a Gps Fusione (societa’ di intelligence, ndr) per creare un dossier usato dai loro alleati nell’amministrazione Obama per convincere in modo ingannevole una corte a spiare il Trump team’.
“La leadership al vertice dell’Fbi, gli investigatori e il Dipartimento della Giustizia hanno politicizzato il sacro processo investigativo a favore dei democratici e contro i repubblicani. Una cosa che sarebbe stata impensabile fino a poco tempo fa”. Donald Trump rompe il ghiaccio e ‘spara’ il primo tweet con chiaro riferimento al ‘memo Nunes’, il documento redatto dai repubblicani della Camera che conterrebbe accuse relative all’operato dell’Fbi. Le pagine curate dal deputato Devin Nunes, fedelissimo del presidente e numero 1 della Commissione Intelligence della Camera, potrebbero diventare uno strumento per screditare l’inchiesta di Robert Mueller sul Russiagate. Trump, da quando ha saputo dell’esistenza del controverso memo, non ha mai cambiato idea: ha voluto sin dall’inizio, e continua a volere, la pubblicazione. E pazienza se, come ha evidenziato l’Fbi, il memo -la cui accuratezza e correttezza è contestata dai democratici che chiedono la rimozione di Nunes dalla presidenza della Commissione – potrebbe danneggiare la sicurezza nazionale.
L’intervento a gamba testa contro Fbi e Dipartimento di Giustizia non ha esaurito l’offensiva di Trump a colpi di tweet. Il presidente ha citato testualmente le parole di Tom Fitton, presidente di Judicial Watch, fondazione di orientamento conservatore: “Hillary Clinton e il Partito democratico hanno cercato di occultare il fatto che hanno dato denaro a GPS Fusion per creare un dossier usato dai loro alleati nell’amministrazione Obama per indurre una Corte, in maniera scorretta, a spiare il team di Trump”. Da quando è stato informato sull’esistenza e sul contenuto del documento, in una telefonata del 18 gennaio, Trump ha premuto sull’acceleratore per arrivare alla diffusione del testo. “Non c’è mai stata nessuna esitazione”, ha detto, come riferisce il Washington Post, un consigliere del presidente. “E’ stato risoluto sul tema. Non si sarebbe fatto convincere del contrario”. Risultato: vuole il memo ”out”, a disposizione di tutti. Il memo, in realtà, sarebbe meno ‘esplosivo’ di quanto suggerito inizialmente al presidente, che ha preso visione diretta dei fogli mercoledì pomeriggio. Inutile la ‘moral suasion’ attuata da alcuni esponenti repubblicani, che hanno evidenziato i rischi legati alla diffusione.
Trump non sente ragioni e tira dritto, convinto di poter urlare con maggiore convinzione che l’inchiesta sul Russiagate è solo una gigantesca caccia alle streghe. Il tweet odierno, che riserva elogi solo agli “straordinari” funzionari ordinari, è l’ennesimo siluro ai vertici del Bureau, all’epoca dell’indagine guidato da James Comey, licenziato a maggio dello scorso anno. Nel mirino non c’è solo l’indagine sui legami tra l’entourage del candidato Trump e la Russia. C’è anche e soprattutto la figura di Rod Rosenstein, viceministro della Giustizia, che supervisiona il lavoro del superprocuratore Robert Mueller. Il cinguettio mattutino del presidente, del resto, chiama direttamente in causa anche “the Justice Department”. Minare la credibilità dell’indagine significa colpire Rosenstein e, in teoria, creare le basi per cambiamenti radicali all’interno del Dipartimento di Giustizia. “Il presidente cerca una ragione per licenziare Bob Mueller. Il presidente cerca una ragione per licenziare Rod Rosenstein. La Casa Bianca sa che si troverebbe nella bufera se licenziasse Mueller. E’ più efficace cacciare il capo di Mueller”, ha detto . Adam B. Schiff, deputato democratico della California, lo stesso stato di Nunes.