La guerra in Medio Oriente entra nel suo secondo mese con una violenza senza precedenti. All’alba di oggi, mercoledì 1° aprile 2026, l’esercito israeliano (IDF) ha annunciato il completamento di una massiccia ondata di raid aerei su Teheran. Le esplosioni hanno squarciato il silenzio nei settori nord, est e centrale della capitale, colpendo siti infrastrutturali chiave del regime. Secondo i dati dell’IDF, dall’inizio del conflitto sono state sganciate oltre 16.000 bombe in 800 ondate d’attacco, con l’obiettivo dichiarato di riportare le capacità militari iraniane “all’età della pietra”.
In questo scenario di devastazione, cresce l’attesa per il discorso alla nazione di Donald Trump, previsto per questa sera alle 21:00 (le 3:00 del mattino di giovedì in Italia). Il Presidente statunitense, che ha già anticipato la volontà di chiudere la partita entro 2-3 settimane, dovrebbe fornire un aggiornamento decisivo sulla strategia di Washington. “Finiremo il lavoro”, ha dichiarato il tycoon, suggerendo che gli USA lasceranno l’area solo quando l’Iran sarà tecnologicamente declassato e incapace di sviluppare armi atomiche per i decenni a venire.
SCACCO AL GOLFO: DRONI SU KUWAIT E BAHREIN, PETROLIERA COLPITA A DOHA Teheran ha risposto spostando il conflitto sui gangli vitali dell’economia regionale. Un attacco con droni suicidi ha colpito i serbatoi di carburante dell’aeroporto internazionale del Kuwait, provocando un incendio di vaste proporzioni che ha paralizzato lo scalo. Anche il Bahrein è finito nel mirino, con incursioni contro sedi aziendali nazionali.
La tensione marittima è esplosa a 30 chilometri a nord di Doha, dove l’agenzia britannica UKMTO ha segnalato il danneggiamento di una petroliera, colpita da un proiettile non identificato sopra la linea di galleggiamento. Sebbene l’equipaggio sia illeso, l’incidente conferma che nessuna rotta nel Golfo è più sicura, spingendo il prezzo del petrolio verso nuovi record mensili.
LA SVOLTA DI ABU DHABI E LA CHIUSURA DI HORMUZ La novità geopolitica più rilevante riguarda gli Emirati Arabi Uniti. Secondo indiscrezioni diplomatiche, Abu Dhabi sarebbe pronta ad affiancare militarmente gli Stati Uniti in una coalizione multinazionale per riaprire con la forza lo Stretto di Hormuz. La diplomazia emiratina sta spingendo per una risoluzione ONU che legittimi l’intervento, rompendo la cautela mantenuta finora dagli attori regionali. Al momento, Teheran continua a sfidare il mondo: lo stretto è stato riaperto simbolicamente solo per due navi container cinesi, rimanendo sbarrato per il resto del commercio globale.
LIBANO: STRAGE A JNAH Mentre Teheran brucia, il Libano continua a subire pesanti danni collaterali. Un raid israeliano nel quartiere di Jnah, a Beirut, ha provocato ieri sera 7 morti e 21 feriti. Altri due civili sono rimasti uccisi in un attacco mirato contro un veicolo a Khaldeh. Israele prosegue nel tentativo di recidere i legami logistici tra le milizie libanesi e il supporto iraniano, colpendo target specifici in aree densamente popolate.