TRUMP IMPONE QUOTE PER LE ESPULSIONI, OGNI ANNO ALMENO 700
Il premier israeliano Benyamin Netanyahu ha annunciato ‘la decisione di annullare’ l’accordo con l’Unhcr che riguarda i migranti africani in Israele. ‘Ho ascoltato con attenzione i molti commenti – ha spiegato – ho riesaminato i vantaggi e le mancanze e ho deciso di annullare l’accordo’. Nel contempo ‘continueremo ad agire con determinazione per ricorrere a tutte le possibilita’ che abbiamo a disposizione per far uscire gli infiltrati dal Paese’. Negli Stati Uniti, L’amministrazione Trump imporra’ ai giudici dell’immigrazione un sistema di quote per velocizzare l’espulsione e il rimpatrio forzato degli immigrati clandestini. Come riporta il Washington Post, i giudici dovranno risolvere almeno 700 casi all’anno per ricevere un giudizio ‘soddisfacente’ sulle proprie mansioni.
Israele ha cancellato l’accordo per l’espulsione di circa 16 mila migranti africani verso paesi occidentali raggiunto con l’Alto commissariato per i rifugiati (Unhcr), dopo una serie di proteste della coalizione di governo e di manifestazioni della popolazione di Tel Aviv e Gerusalemme. L’accordo tra Stato ebraico e Unhcr e’ stato annunciato ieri, 2 aprile, dal premier israeliano, Benjamin Netanyahu che poche ore dopo lo ha sospeso. Le dichiarazioni del capo dell’esecutivo avevano suscitato polemiche non soltanto nel paese, ma anche all’estero. Nel suo intervento, infatti, Netanyahu aveva citato Italia, Germania e Canada come paesi di transito dei migranti africani. Sia Roma che Berlino avevano prontamente smentito l’esistenza di un accordo con Gerusalemme, spingendo l’esecutivo israeliano a precisare che i paesi erano stati citati a titolo di esempio. Lo scorso gennaio il governo aveva annunciato un programma destinato ai circa 38 mila migranti africani entrati illegalmente nel paese, soprattutto da Eritrea e Sudan, che avrebbero dovuto lasciare Israele altrimenti avrebbero rischiato il carcere. L’iniziativa dello Stato ebraico aveva spinto l’organizzazione non governativa Human rights watch (Hrw) a lanciare l’allarme per la detenzioni di massa per migliaia di migranti eritrei e sudanesi.
Oggi il primo ministro israeliano Netanyahu nel corso di un incontro con i rappresentanti di Tel Aviv sud ha annunciato la cancellazione dell’accordo. Dopo aver esaminato “attentamente” l’accordo e “dopo aver valutato un nuovo equilibrio di vantaggi e svantaggi, ho deciso di annullare l’accordo”, ha detto Netanyahu. L’intesa annunciata ieri, 2 aprile, prevede il ricollocamento di circa 16 mila richiedenti asilo in Israele verso paesi occidentali, mentre altrettanti potranno restare in Israele. Il capo dell’esecutivo israeliano ha sospeso l’accordo ieri sera dopo le proteste da parte dei membri della coalizione di governo. “Nonostante gli ostacoli legali e le crescenti difficolta’ internazionali, continueremo ad agire con determinazione per esaurire tutte le possibilita’ a nostra disposizione per rimuovere gli infiltrati (dal nostro paese)”, ha aggiunto Netanyahu. “L’Unhcr e Israele sono arrivati a un accordo senza precedenti che permettera’ la partenza di 16.250 migranti africani verso paesi occidentali nei prossimi cinque anni, di cui 6.000 nei primi 18 mesi, mentre Israele regolarizzera’ lo status di quelli che rimarranno”, aveva detto Netanyahu.
La sospensione dell’accordo da parte di Netanyahu aveva suscitato le proteste dei membri della coalizione di destra del governo israeliano. La questione della presenza in Israele di migranti africani in fuga da guerre e persecuzioni, in particolare da Eritrea e Sudan ha assunto nel tempo un contorno politico. Il 4 gennaio scorso, infatti, il governo israeliano aveva lanciato un piano in base al quale ai migranti – in prevalenza di nazionalita’ eritrea e sudanese – saranno forniti 3.500 dollari in cambio della loro partenza entro 90 giorni verso i loro paesi d’origine o, in alternativa, verso l’Uganda o il Ruanda. Il piano esenta dal rimpatrio i bambini, gli anziani e le vittime della schiavitu’ e della tratta di esseri umani e il governo israeliano ha garantito che il rimpatrio avverra’ su base volontaria. Tuttavia l’Unhcr sostiene che il provvedimento violi le leggi internazionali e israeliane. Secondo le stime del governo, attualmente in Israele vivono circa 38 mila immigrati irregolari, in stragrande maggioranza africani. Il primo ministro israeliano ha piu’ volte affermato che un afflusso incontrollato di migranti africani rischia di minacciare il carattere ebraico di Israele.
Dopo aver rischiato un incidente diplomatico ed aver attirato forti critiche dalla maggioranza di governo e dagli abitanti delle zone povere di Tel Aviv, il premier ha dovuto fare marcia indietro. Nei mesi scorsi anche reti di attivisti e altre organizzazioni, tra cui quella dei sopravvissuti dell’Olocausto, avevano invitato il governo a fermare la deportazione dei migranti africani giunti nel 2005. Probabilmente, come osservano alcuni analisti, Netanyahu, sotto pressione per le inchieste giudiziarie sulla corruzione e nell’ottica di elezioni previste forse ad inizio 2019, ha deciso di fare un passo indietro.
Tra le principali voci critiche del piano per la deportazione dei migranti africani in paesi dell’Occidente quella del ministro dell’Istruzione israeliano, Naftali Bennett, leader del partito Beyit Yehudi (Casa ebraica) ed esponente della coalizione di governo. Accettando l’accordo, aveva affermato Bennett, “faremo un disastro per le generazioni future e costituira’ un precedente per Israele per concedere la residenza agli infiltrati dichiarati. Il governo israeliano non sara’ in grado di convincere una singola persona in futuro che non valga la pena giungere nel paese come infiltrati”. Dopo l’annuncio di oggi Bennett ha elogiato la decisione di Netanyahu. “Accolgo con favore la sua saggia decisione di annullare l’accordo per l’assorbimento degli infiltrati. Eviteremo un disastro per le generazioni future. Ora dobbiamo lavorare per rimuovere gli infiltrati illegali”, ha detto Bennett.
A criticare l’accordo con l’Unhcr anche il ministro delle Finanze Moshe Kahlon ed il titolare del dicastero dei Trasporti, Yisrael Katz. I leader dell’opposizione Avi Gabbay e Isaac Herzog hanno criticato la marcia indietro di Netanyahu, accusandolo di carenza di leadership. “La decisione di violare un accordo internazionale che avrebbe permesso di trovare una soluzione ragionevole complichera’ le questioni per lo Stato di Israele in termini legali, diplomatici e umanitari”, ha affermato Herzog.
Da parte loro le Nazioni Unite hanno sollecitato Netanyahu a “riconsiderare” la sua decisione di abolire un accordo sul reinsediamento di migliaia di migranti africani in seguito a forti critiche interne. “L’Unhcr apprende l’annuncio del primo ministro israeliano Netanyahu che ha annullato l’accordo Israele-Unhcr del 2 aprile sulle soluzioni per gli eritrei e i sudanesi che vivono in Israele”, ha detto il portavoce all’agenzia delle Nazioni Unite, William Spindler, secondo quanto riporta la stampa di Gerusalemme. “Continuiamo a credere nella necessita’ di un accordo win-win che possa giovare a Israele, alla comunita’ internazionale e alle persone che hanno bisogno di asilo e speriamo che Israele riconsiderera’ presto la sua decisione”, ha affermato.
L’amministrazione Trump imporra’ ai giudici dell’immigrazione un sistema di quote per velocizzare l’espulsione e il rimpatrio forzato degli immigrati clandestini. Lo riporta il Washington Post, che cita alcune nuove direttive messe a punto da dipartimento di giustizia. I giudici dovranno risolvere almeno 700 casi all’anno per ricevere un giudizio “soddisfacente” delle proprie mansioni. Uno standard che i sindacati di categoria hanno definito “un passo senza precedenti” che rischia di minare l’indipendenza della giustizia