Nuove opportunita’ di crescita e di benessere ma, allo stesso tempo, non trascurabili elementi di crisi e incertezza. E’ il ritratto dell’Italia definito dal rapporto annuale 2023 dell’Istat, presentato alla Camera dei deputati dal presidente dell’Istituto, Francesco Maria Chelli. Sul fronte demografico, gli effetti dell’invecchiamento della popolazione si fanno sempre piu’ evidenti: il consistente calo delle nascite registrato nel 2022 rispetto al 2019, circa 27 mila nascite in meno, e’ dovuto per l’80 per cento alla diminuzione delle donne tra 15 e 49 anni di eta’ e per il restante 20 per cento al calo della fecondita’. L’invecchiamento e’ destinato ad accentuarsi nei prossimi anni, con effetti negativi sul tasso di crescita del Pil pro capite. Il numero stimato di ultracentenari – spiega Istat – raggiunge il suo piu’ alto livello storico, sfiorando, al primo gennaio 2023, la soglia delle 22 mila unita’, oltre 2 mila in piu’ rispetto all’anno precedente. Da inizio millennio, grazie a un incremento di oltre 17 mila, il numero di ultracentenari e’ triplicato. Il Giappone è il paese più vecchio del mondo con circa il 28% di abitanti con più di 65 anni. L’Italia con il 24% è il secondo al mondo per anzianità e primo in Europa
Gli indicatori che riguardano il benessere dei giovani in Italia sono pero’ ai livelli piu’ bassi in Europa. Quasi un quinto dei giovani tra 15 e 29 anni in Italia non lavora e non studia (il dato piu’ elevato tra i Paesi Ue dopo la Romania), e fino a un terzo in Sicilia. Favorirne l’ingresso nel sistema formativo e nel mercato del lavoro potrebbe contribuire a ridurre la dissipazione del capitale umano dei giovani, risorsa sempre piu’ scarsa nel prossimo futuro. Nonostante il recente andamento favorevole dell’occupazione, l’Italia si colloca ancora all’ultimo posto in ambito europeo e, al tempo stesso, detiene il primato (dopo la Bulgaria) per l’elevata eta’ media degli occupati. Tra i paesi della Ue27 – osserva Istat – la retribuzione media annua lorda per dipendente in Italia risultava nel 2021 pari a quasi 27 mila nel 2021, inferiore di circa 3,7 mila a quella dell’Ue27 (-12 per cento) e di oltre 8 mila a quella della Germania (-23 per cento). In Italia il meccanismo di trasmissione intergenerazionale della poverta’ (trappola della poverta’) e’ piu’ intenso che nella maggior parte dei paesi dell’Unione europea: quasi un terzo degli adulti (25-49 anni) a rischio di poverta’ proviene da famiglie che, quando erano ragazzi di 14 anni, versavano in una cattiva condizione finanziaria.
“Il periodo che abbiamo alle spalle non e’ stato, certo, facile. Molte disuguaglianze a livello economico, sociale e territoriale si sono aggravate”, ha affermato il presidente dell’Istat, Francesco Maria Chelli. “Nell’ultimo biennio, altri fronti di crisi si sono sovrapposti: la guerra in Ucraina, le tensioni a livello internazionale, la crisi energetica e il ritorno dell’inflazione. Si tratta di fattori che hanno condizionato la ripresa dell’economia e accresciuto il disorientamento delle famiglie e l’incertezza per le imprese. Eppure, l’Italia ha mostrato una considerevole capacita’ di resilienza e reazione”, ha aggiunto. Iniziare una vita autonoma, formare una unione, diventare genitore, “per la maggioranza dei giovani, e’ sempre piu’ un percorso ad ostacoli e negli ultimi decenni si e’ assistito ad un loro costante posticipo”, ha sottolineato Chelli, che ha aggiunto: “La precarieta’ e la frammentarieta’ delle esperienze lavorative e la scarsa mobilita’ sociale hanno contribuito a compromettere le opportunita’ di realizzazione delle aspirazioni di una larga parte di giovani e a scoraggiarne la partecipazione attiva, politica, sociale, e culturale”. “L’accesso a tali opportunita’ dovrebbe essere garantito a tutti i giovani, a prescindere dal contesto familiare e sociale di provenienza”, ha concluso.