Italiani al sicuro nelle basi attaccate dall’Iran: “Eravamo preparati”
La rappresaglia missilistica iraniana contro le basi americane in Medio Oriente, ampiamente prevista dai servizi di intelligence, non ha causato danni al contingente militare italiano. Tutti i soldati presenti nelle aree colpite in Qatar, Iraq e Kuwait sono “al sicuro”, ha rassicurato il Ministro della Difesa Guido Crosetto.
I dieci militari dell’aeronautica italiana di stanza nella base statunitense di Al Udeid, alle porte di Doha, in Qatar, erano già stati “spostati precedentemente” in un luogo sicuro. Fonti della Difesa hanno spiegato che gli attacchi “erano all’interno delle previsioni di possibilità”. Anche in Iraq, dove operano oltre un migliaio di militari italiani a Erbil e Baghdad, i razzi diretti alla base americana di Ain al-Asad non hanno coinvolto le nostre truppe. Nel Kuwait, infine, i soldati si sono riparati nei bunker a titolo precauzionale.
“Sono state tempestivamente adottate tutte le procedure di sicurezza previste, incluso, laddove necessario, lo spostamento preventivo in aree sicure”, ha ribadito il Ministro Crosetto, aggiungendo che “tali attacchi rientrano nel quadro delle ipotesi operative già considerate nei giorni scorsi dai tecnici della Difesa, che avevano subito disposto il riposizionamento prudenziale dei contingenti italiani nei teatri interessati”.
Il Ministro Crosetto ha interpretato l’attacco iraniano come una mossa calcolata, volta a non innescare un’escalation con gli Stati Uniti. “I militari italiani erano già preparati da ieri a questo attacco. Non è nulla di inaspettato”, ha affermato Crosetto. “Le proporzioni fanno pensare alla volontà iraniana di non provocare assolutamente nessuno scontro con gli Stati Uniti e quindi può anche lasciarci pensare ad una volontà di riprendere in tempi non così lunghi un dialogo per arrivare a una soluzione che porti a una tregua aldilà delle parole che vengono dette: ci sono una serie di piani e di commedie che vengono recitate anche in queste occasioni. L’attacco di oggi serviva a livello interno per dire ‘abbiamo reagito'”. A suo dire, si è trattato di “cinque missili nel deserto”, una risposta considerata “proporzionata” rispetto all’attacco americano.
Nonostante il cessato allarme nelle basi, la tensione rimane alta nel Mar Rosso, dove l’Italia è impegnata in modo determinante nella missione navale dell’UE denominata Aspides. L’operazione, a scopo difensivo, mira a sventare i blitz degli Houthi, che dal 7 ottobre hanno iniziato a prendere di mira navi cargo e petroliere dirette verso Israele.
Attualmente, Aspides può contare su tre navi, tra cui l’italiana Andrea Doria, su cui viaggia il comandante greco della missione, che sarà sostituito da un nostro connazionale a fine luglio. Il Ministro degli Esteri Antonio Tajani aveva già sottolineato l’importanza dell’operazione Aspides in relazione alla sicurezza della navigazione nello Stretto di Hormuz, un punto strategico da cui transita circa il 30% del petrolio mondiale e che l’Iran minaccia di chiudere.
Nell’area di crisi operano anche la missione Atalanta, per contrastare la pirateria somala (con la fregata Rizzo in rientro e nave Marceglia di ritorno da una campagna nell’Indo-Pacifico), e la missione Emasoh, istituita nel 2020 per garantire la sicurezza del traffico marittimo, ma che al momento non ha navi operative.
La situazione nel Medio Oriente rimane estremamente fluida, con l’Italia che continua a monitorare attentamente gli sviluppi per garantire la sicurezza dei suoi cittadini e il mantenimento della stabilità regionale.