CACCIATORPEDINIERE SI ERA AVVICINATO ALLE ACQUE SIRIANE. IRA DI TEHERAN, RAID DI ISRAELE NON RIMARRA’ SENZA RISPOSTA
Sale la tensione fra Russia e Usa dopo l’attacco con gas a Duma, attribuito al regime di Damasco. Alcuni jet russi avrebbero sorvolato a bassa quota il cacciatorpediniere Donald Cook della marina militare Usa, compiendo manovre di disturbo mentre si avvicinava alle acque territoriali siriane dopo aver lasciato il porto cipriota di Larnaca. Il viceministro degli esteri russo Bogdanov assicura pero’ che ‘non c’e’ rischio di un conflitto fra Russia e Usa in Siria’. Il governo di Teheran minaccia intanto Israele per il raid di ieri su una base aerea siriana che ha provocato sette morti iraniani: ‘Non rimarra’ senza risposta’.
Entro poche ore Donald Trump decidera’ se intervenire militarmente in Siria. Un’opzione che potrebbe cambiare ed aggravare l’attuale scenario. Il generale Marco Bertolini, che e’ stato al vertice del Comando operativo interforze italiano, analizza in una intervista a “Il Mattino” la delicata situazione: “Un intervento americano sarebbe la miccia di un conflitto pericolosissimo in quanto coinvolgerebbe di sicuro anche laRussia e sarebbe una cosa davvero spaventosa. Sarebbe davvero una mossa sciagurata intervenire. Di sicuro ci stiamo avvicinando ad un momento critico per la storia del Mediterraneo”. Quello che possono fare gli Stati Uniti – spiega Bertolini – e’ lanciare dei missili Cruise dalle loro portaerei come fecero a Baghdad nel 2001. “Oppure possono effettuare degli interventi aerei con caccia o con droni. Non credo assolutamente che prevedrebbero il dispiegamento di ulteriori truppe sul terreno”. Impiegare militari a terra – continua il generale – richiede un’organizzazione non indifferente: “Occorre possedere basi di partenza, basi intermedie e una logistica importante. Pensiamo a quanto accadde in Iraq allorche’ misero in campo un dispositivo enorme in Arabia Saudita prima di iniziare l’intervento. Secondo quanto riportato dai turchi in Siria i soldati americani sono gia’ presenti. Non possiamo stabilire il loro numero preciso ma vi sarebbero una dozzina di basi statunitensi nel Kurdistan siriano e una base a sud, al confine con la Giordania. Il loro obiettivo e’ quello di controllare gli itinerari che arrivano dall’Iraq per isolare la Siria dall’Iran”.
“Non credo che vi sia il rischio di un conflitto armato fra la Russia e gli Usa in Siria”. Lo ha detto Mikhail Bogdanov, vice ministro degli Esteri e inviato speciale di Putin in Medio Oriente. “Alla fine il buon senso dovrebbe prevalere sulla follia”, ha aggiunto. Lo riporta la Tass.