DECISIONE CONSULTA SU NORMA CONTRATTO A TUTELE CRESCENTI
La norma sul contratto di lavoro a tempo indeterminato a tutele crescenti del Jobs Act e’ illegittima nella parte in cui determina in modo rigido l’indennita’ spettante al lavoratore ingiustificatamente licenziato. Lo ha stabilito la Corte costituzionale.
La Corte costituzionale ha stabilito che è illegittima la norma sul contratto di lavoro a tempo indeterminato a tutele crescenti previsto dal JOBS ACT nella parte – non modificata dal successivo Decreto legge n.87/2018, cosiddetto “Decreto dignità” – che determina in modo rigido l’indennità spettante al lavoratore ingiustificatamente licenziato. “In particolare – spiega una nota della Consulta – la previsione di un’indennità crescente in ragione della sola anzianità di servizio del lavoratore è, secondo la Corte, contraria ai principi di ragionevolezza e di uguaglianza e contrasta con il diritto e la tutela del lavoro sanciti dagli articoli 4 e 35 della Costituzione. Tutte le altre questioni relative ai licenziamenti sono state dichiarate inammissibili o infondate. La sentenza sarà depositata nelle prossime settimane”. “La consulta boccia il JOBS ACT nella parte che riguarda il criterio per determinare le indennità di licenziamento. Per me dovrebbe essere dichiarata incostituzionale la monetizzazione stessa dei licenziamenti. Aver eliminato l’art.18 è stato un grave colpo alla dignità del lavoro per mano del Governo Renzi. Se questo Governo vuole fare qualcosa di buono ripristini quella parte dello statuto dei lavoratori che non è stata inserita nel decreto dignità. Altrimenti quelle di Di Maio sono solo chiacchiere” dichiara il senatore di LeU Francesco Laforgia, componente dell’ufficio di Presidenza.
“Il Jobs act abbiamo iniziato a smantellarlo non solo noi ma anche la Corte costituzionale” stabilendo l’illegittimità della norma sulle indennità per i licenziamenti illegittimi. Lo afferma il vicepremier e ministro del Lavoro e dello Sviluppo Luigi Di Maio al question time alla Camera spiegando che “bene aveva fatto il decreto dignità a lavorare nella direzione oggi indicata dalla Consulta”. Nel ricordare che il provvedimento “aveva anche eliminato la cassa integrazione per cessazione” che oggi si mira a ripristinare, il ministro ha detto che “siamo al lavoro per assicurare idonee tutele ai lavoratori che nei prossimi giorni si troveranno in drammatiche condizioni di difficoltà” e ci si trovano “perchè il partito che li doveva difendere ha eliminato i loro diritti e le loro tutele”.