LE PEN CHIEDE FRONTIERE FRANCESI. CAZENEUVE: ‘SENZA VERGOGNA’
Nuovi particolari emergono sull’attentato di ieri a Parigi, mentre si scatena la polemica politica con al centro la candidata del Fn alle presidenziali Marine Le Pen. Due funzionari francesi hanno rivelato che il presunto attentatore degli Champs-Elysees era stato arrestato a febbraio per avere minacciato la polizia ed era poi stato rilasciato per mancanza di prove. Nella sua vettura sono state trovate diverse armi, una copia del Corano e fogli inneggianti all’Isis. Fermate tre persone a lui vicine. Marine Le Pen in lutto, chiede ‘solennemente’ al presidente Hollande il ripristino delle frontiere francesi, il premier Cazeneuve l’accusa di strumentalizzare ‘senza vergogna la paura’ per fini elettorali. E Trump commenta: l’attacco avra’ conseguenze sul voto.
Prima della sparatoria, Karim Cheurfi era già noto alla polizia, contro la quale aveva diretto la sua violenza. Molto prima dell’attentato di ieri sera sugli Champs Elysees, il 39enne aveva dimostrato, lontano da qualsiasi contesto terroristico, odio e risentimento contro le forze di sicurezza. L’episoio risale al 6 aprile del 2001. Quel giorno, Cheurfi appena 23enne e già noto alla polizia per piccoli reati, venne sorpreso a guidare una vettura rubata a Roissy-en -Brie (Seine-et-Marne). Nel tentativo di fuggire si schiantò contro un’altra vettura, sulla quale viaggiavano un giovane poliziotto e il suo fratello minore. Incuriositi dalla targa che sembrava falsa, i due uomini decisero di seguire l’auto, che dopo aver sbandato finì in un fosso. A quel punto scattò un conflitto a fuoco in cui l’agente rimase ferito, mentre Cheurfi venne arrestato. Due giorni dopo, l’8 aprile, mentre si trova in stato di fermo in commissariato riuscì a sottrarre una pistola a un poliziotto e a sparargli, ferendolo gravemente. Il 9 aprile venne incriminato per tentato omicidio e nel 2003 condannato a 20 anni di reclusione, ridotti a 15 anni in appello nel 2005. Dodici anni dopo, troviamo l’uomo a Chelles (Seine-et-Marne), dove si dedica ufficialmente alla vendita di capi di abbigliamento in un mercato. Continuando ad odiare la polizia. Fino all’attacco di ieri sera.
Dopo l’attentato di ieri sera sugli Champs-Elysées, costato la vita a un poliziotto oltre che all’attentatore, la sfida per garantire la sicurezza delle elezioni presidenziali in Francia, a due giorni dal primo turno, appare più difficile che mai. “Nulla deve ostacolare lo svolgimento di questo appuntamento democratico fondamentale per il nostro paese”, ha dichiarato stamane il premier Bernard Cazeneuve, al termine del Consiglio di difesa convocato d’urgenza all’Eliseo dal presidente uscente Francois Hollande. Molti degli undici candidati al primo turno hanno comunque annullato tutti gli appuntamenti previsti per oggi nella campagna elettorale, pur continuando, tramite i media, a commentare quanto avvenuto. Per garantire la loro incolumità, oltre al dispositivo di protezione ravvicinata, vi è tutta una serie di misure di ordine pubblico che sono state adottate, come il filtraggio del pubblico prima dei meeting, le pattuglie e altri sistemi tradizionali di controllo e servizio d’ordine. Il ministro degli Interni Matthias Fekl ha ricordato che “nessuna forza di sicurezza armata può apparire dentro o in prossimità dei seggi elettorali; questa è la regola democratica”. Ciò nonostante più di 50.000 tra poliziotti e gendarmi, appoggiati da 7.000 militari dell’Operazione Sentinelle, saranno mobilitati per assicurare la sicurezza delle operazioni di voto, che si svolgeranno in due turni, il 23 aprile e il 7 maggio.
Marine Le Pen torna a chiedere “il ripristino delle frontiere e l’espulsione immediata degli schedati stranieri con la lettera S” (sospettati di attentare alla sicurezza dello Stato, ndr) all’indomani dell’attacco di Parigi costato la vita ad un poliziotto ed il ferimento di altri due. In una dichiarazione dal suo quartier generale, la candidata del Fn alle presidenziali ha invocato “la fine del lassismo giudiziario” e “nuove regole restrittive in materia di immigrazione, asilo e di cittadinanza”.
Le prestigiosa istituzione musulmana egiziana al Azhar ha condannato l’attacco rivendicato dallo Stato Islamico sugli Champs Elysees a Parigi, definito deplorevole e anti-islamico. Un estremista già noto alle autorità ha ucciso un poliziotto francese e ne ha feriti altri due ieri sera, un’azione rivendicata dallo Stato Islamico. L’uomo armato è stato ucciso mentre cercava di fuggire. “Al Azhar condanna con forza questo deplorevole attacco terroristico”, ha scritto in una nota l’istituzione sunnita, con sede al Cairo, “Al Azhar afferma il suo categorico rifiuto di attacchi terroristici del genere che contraddicono i precetti islamici”. Gli osservatori temevano un attentato prima delle elezioni presidenziali di domenica in Francia, dopo una serie di atrocità dal 2015.
Diverse capitali hanno espresso il loro sostegno alla Francia. Il presidente americano Donald Trump, durante un incontro con il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni, ha parlato di un “attacco terroristico” e ha rivolto le sue “condoglianze al popolo francese”. E’, ha spiegato Trump, “qualcosa di veramente, veramente terribile quello che succede oggi nel mondo. Non si ferma mai”. Poi è toccato al premier italiano: “Mi associo alle parole del presidente Trump per quello che è successo a Parigi: condoglianze e vicinanza al popolo e al governo francese, in un momento molto delicato a tre giorni dalle elezioni”. A margine di un incontro in Indonesia, il vice presidente americano Mike Pence ha dichiarato che l’attentato di Parigi è “l’ultimo richiamo in ordine di tempo che il terrorismo può colpire ovunque e in ogni momento”. La cancelliera tedesca Angela Merkel ha dichiarato di schierarsi “in modo fermo e determinato” al fianco della Francia. Le elezioni presidenziali, contraddistinte da incertezza ed equilibrio, si svolgeranno per la prima volta nella storia della Quinta Repubblica sotto il regime dello stato di emergenza, decretato dopo le stragi del 13 novembre 2015. L’ultimo attentato jihadista che aveva colpito la Francia risaliva all’estate 2016. Lo scorso 14 luglio, giornata di festa nazionale, un camion piombò sulla folla a tutta velocità sulla Promenade des Anglais a Nizza, in Costa Azzurra: i morti furono 86. Un poliziotto e la sua compagna, inoltre, erano stati uccisi a giugno in un attacco contro la loro abitazione a Magnanville, nella regione parigina. Secondo le autorità un nuovo attentato è stato sventato martedì con l’arresto di due uomini sospettati di preparare “un’azione violenta” in pieno periodo elettorale. Clement Baur, 23 anni, e Mahiedine Merabet, 29, sono stati arrestati all’uscita di un appartamento a Marsiglia, dove gli inquirenti hanno scoperto un arsenale con armi, munizioni e tre chili di esplosivo artigianale Tatp, oltre che una bandiera dello Stato Islamico.