Resta altissima la tensione nel Pd dove la minoranza sembra ormai avviata alla scissione, ma in un’intervista al Corriere della Sera il segretario Renzi lancia un appello: salvare il Pd e’ ancora possibile, “Non andatevene, venite. Partecipate. Le porte sono aperte, nessuno caccia nessuno, torniamo a parlare di Italia”. Il ministro Franceschini a sua volta tenta un’ultima mediazione, sottolinea che una rottura adesso sarebbe ‘incomprensibile’ e si rivolge al leader: per evitare il peggio “chi ha piu’ responsabilita’ dev’essere anche il piu’ generoso. Deve mettere in campo l’impegno maggiore”. E propone di allungare i tempi del congresso fino a maggio per poi avviare la campagna elettorale per le amministrative. Intanto, discutere linea del partito e suo programma. Dalla minoranza, Emiliano attacca: ‘Renzi e’ napoleonico, quindi va incontro a delle Waterloo. Eviti il piu’ grande disastro della sinistra europea. La soluzione e’ a un passo, basterebbe fare una conferenza programmatica a maggio’.
“Non so se e quando tornerò a Palazzo Chigi. Lasciarlo mi è costato molto ma era giusto e doveroso” ma certo “non sarò io a decidere la data delle elezioni, non sono più il presidente del Consiglio”. Lo afferma il segretario del Pd Matteo Renzi in una intervista al Corriere della Sera. Fretta di mandare a casa il governo Gentiloni? “Ma di cosa parla? Mandarlo a casa? Ma perchè queste banalità? Diamo tutti una mano all’Italia, diamo tutti una mano al governo – puntualizza -. Gentiloni merita il nostro sostegno sempre, non “provvedimento per provvedimento” come sosteneva qualcuno fino a qualche giorno fa”. Ora, dopo la sconfitta del referendum “siamo tornati ai riti della Prima Repubblica. Vediamo se il Parlamento sarà in grado di approvare o no la legge elettorale. Spero di sì. Fosse per me sarebbe il Mattarellum”
“Faccio un appello ai dirigenti: bloccate le macchine della divisione. Non andatevene, venite. Partecipate. Le porte sono aperte, nessuno caccia nessuno”, dice l’ex premier, sottolineando che il Pd “può ancora essere salvato”. “Ma un partito democratico – precisa il segretario dem – non può andare avanti a colpi di ricatti. Apriamo le sedi dei circoli e discutiamo”.
“Due settimane fa erano in tv per promuovere la raccolta di firme per chiedere il congresso e adesso chiedono di rinviare il congresso? Basta polemiche, vi prego. Non c’è luogo più democratico del congresso per parlare del futuro dell’Italia”, aggiunge Renzi riferendosi alla minoranza del Pd. “Io voglio evitare qualsiasi scissione. Se la minoranza mi dice: o congresso o scissione, io dico congresso. Ma se dopo che ho detto congresso loro dicono ‘comunque scissione’, il dubbio è che si voglia comunque rompere. Che tutto sia un pretesto. Toglieremo tutti i pretesti, tutti gli alibi”.
Se ci capitera’ questa disgrazia della scissione cosa scriveranno tra 10 anni gli storici? E’ successo perche’ alcuni volevano fare il congresso a settembre e altri ad aprile? Sarebbe incomprensibile. Ma per il nostro popolo lo e’ anche ora”. Lo afferma il ministro dem Dario Franceschini in un’intervista a Repubblica che chiede lo sforzo di tutti per evitare il peggio. E “chi ha piu’ responsabilita’, ovvero Renzi, dev’essere anche il piu’ generoso. Deve mettere in campo l’impegno maggiore”. La proposta e’ quella di allungare i tempi del congresso fino a maggio per poi avviare la campagna elettorale per le amministrative. A meta’ percorso, trasformare la convenzione, la presentazione dei candidati, in un appuntamento di tre giorni per discutere anche linea del partito e suo programma. “Si esce da un partito se non se ne condividono piu’ le idee”, spiega Franceschini. “Se invece non ci si riconosce nel segretario, lo si sfida al congresso. Le scissioni che ho conosciuto io hanno sempre seguito queste regole”.
“Capisco anche il timore di chi dice che il congresso non deve diventare una conta affrettata. Allora si lavori sul calendario, su un confronto di idee e di programma in cui ridefinisci i tuoi confini e i tuoi contenuti. Ma il chiarimento su cosa e’ il Pd e su chi lo guida deve avvenire prima delle amministrative”. “Non sono equidistante”, dice. “C’e’ sempre stato l’atteggiamento, da parte di quelli che hanno perso nel 2013, di considerare Renzi un usurpatore. Ho visto, e non lo dimentico, un pezzo del Pd votare no alla fiducia posta dal governo guidato dal segretario del partito. Ho visto pochissima voglia di riconoscere i risultati dell’esecutivo. Ho visto infine alcuni del Pd votare No al referendum”. Oggi, rimarca, si deve “sostenere il governo Gentiloni sia per le sfide che deve affrontare sia per completare le tantissime riforme del governo Renzi. Nel Pd ricucire il rapporto con il Paese. Celebrare il congresso con tempi meno affrettati possibile. Fare una legge elettorale come il presidente della Repubblica ha detto in modo molto chiaro. Il tempo c’e’, dato che l’ipotesi di votare a giugno non esiste piu'”.
“La soluzione e’ a un passo per essere chiari, e’ bene dirlo agli italiani. Basterebbe fare una conferenza programmatica a maggio, nella quale stringere il massimo comune denominatore e il minimo comune denominatore di tutti noi dentro un range tollerabile, in modo tale che il giorno dopo le primarie non si sia divisi tra maggioranza e minoranza, e si facciano le primarie a settembre. Come piu’ o meno si e’ sempre fatto. In questo modo si risolve il problema”. Lo ha detto il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, candidato alla segreteria del Pd, parlando ad ‘Agora” della eventuale scissione del Pd. “Perche’ – ha chiestoEmiliano -Renzi non vuole concedere un congresso normale per consentire ai suoi competitor di girare l’Italia almeno uno o due giorni a provincia?”. “Lui – ha concluso – teme il referendum sui voucher e sugli appalti, teme le amministrative, pensa di arrivare troppo debole e quindi pensa sempre al suo punto di vista e non a quello del partito”.