La Corte Suprema degli Stati Uniti ha dato ragione a Donald Trump, autorizzando l’entrata in vigore, in gran parte del Paese, dell’ordine esecutivo che limita la “birthright citizenship” (cittadinanza per diritto di nascita). Con un voto di 6 a 3, diviso tra giudici conservatori e progressisti, la Corte ha stabilito che i giudici federali di grado inferiore non hanno il potere di bloccare a livello nazionale i provvedimenti esecutivi della Casa Bianca.
Per ora, l’ordinanza di Trump sarà bloccata solo nei 22 stati a guida democratica, in attesa delle cause intentate contro il provvedimento presidenziale. La sentenza ha implicazioni che vanno oltre il solo stop allo Ius Soli, sul cui merito di costituzionalità i giudici della Corte non sono ancora intervenuti. L’ordine esecutivo di Trump, firmato il primo giorno del suo ritorno alla Casa Bianca, limita la cittadinanza per i bambini nati sul suolo statunitense se non hanno almeno un genitore con status legale permanente. Questa restrizione sovverte l’interpretazione convenzionale della clausola sulla cittadinanza del XIV emendamento, tradizionalmente riconosciuta con poche eccezioni.
Donald Trump ha celebrato la decisione come una “vittoria gigantesca”. In un post su Truth Social, ha dichiarato: “Perfino la bufala sulla cittadinanza per nascita è stata, indirettamente, duramente colpita”. Ha poi aggiunto che lo Ius Soli era “una legge fatta all’epoca per i figli degli schiavi (stesso anno!), non per la truffa del nostro sistema di immigrazione”. L’ex presidente ha anche rivolto le sue congratulazioni al procuratore generale Pam Bondi e a tutto il Dipartimento di Giustizia.
Nonostante la celebrazione di Trump, la ministra della Giustizia Pam Bondi ha chiarito in conferenza stampa alla Casa Bianca che la Corte Suprema entrerà nel merito della costituzionalità dello stop allo Ius Soli nella sessione di ottobre. La decisione odierna ha riguardato esclusivamente il potere dei giudici federali di emettere ordinanze restrittive a livello nazionale, non la legittimità costituzionale dell’ordine esecutivo in sé.
Finora, ogni tribunale che ha affrontato direttamente la legalità dell’ordinanza di Trump l’ha ritenuta probabilmente incostituzionale. L’amministrazione si era rivolta alla Corte Suprema con una procedura d’urgenza per limitare le ingiunzioni a livello nazionale emesse dai giudici federali di Greenbelt (Maryland), Seattle e Boston.